Alla ricerca dell’etica perduta

Oggi Venezia appare, a molti, una città in crisi di identità, in balìa dei propri problemi e che non riesce a decidere cosa vuole fare in futuro. Non si vedono segnali di una inversione di tendenza ma il persistere di problemi che fanno perdere migliaia di residenti all’anno, svendere proprietà comunali per salvare il bilancio ogni dicembre, cedere zone della città all’abusivismo e via discorrendo.

Uscire da una situazione simile non sarà facile e nemmeno veloce, ci vorranno anni per risolvere i problemi, e non lo si farà con la bacchetta magica, servirà un lungo periodo di buongoverno. Ma per governare bene è indispensabile che la classe dirigente scopra che esiste una cosa che si chiama etica.

Si deve dare centralità all’etica, ai valori morali, alla legalità nel senso più ampio che si possa dare a questi valori inconsueti.

Una classe politica che non ha valori non è in grado di trasmettere il rispetto verso la città ai cittadini e ai turisti; per prima cosa bisogna quindi recuperare i valori portanti, da qui seguirà la possibilità di “governare bene”. È prioritario eliminare l’intreccio di interessi che adesso coinvolge amministratori e amministrati, a partire dalla gestione del Comune e delle aziende municipalizzate e proseguendo con tutte le lobby e i potentati economici che sempre più peso hanno nelle decisioni della Giunta a discapito del “bene di tutti”.

Riscoprire i valori, l’etica, vuol dire non tollerare più l’abusivismo anche, e soprattutto, plateatici selvatici o ricettività turistica sommersa. E vuol dire non ritenere più un metodo normale assumere parenti e sodali nelle municipalizzate, affidare con chiamata diretta lavori a società di esponenti politici, scrivere bandi su misura, concedere cambi di destinazione d’uso per un piatto di lenticchie. Mi fermo ma potete continuare voi la lista nei commenti; in pratica si deve finire di considerare legittimo il governare la cosa pubblica avendo come obiettivo arrivare a sera o, peggio, il piccolo interesse personale.

Solo una classe dirigente, una città, che decida di basarsi su nuovi princìpi potrà cominciare ad occuparsi del futuro della città e dei cittadini; ad esempio potrà affrontare il grande problema della residenzialità, magari creando le condizioni per il ricorso al Social Housing oggi nemmeno considerato perché non supportato da interessi economici. Oppure governare i flussi turistici, eliminare abusi e irregolarità che invece vengono regolarmente tollerati o sanati, progettare interventi di ampio respiro che diano una identità alla città e non limitarsi a gestire il quotidiano. La mancanza di una identità che proietti la città nel futuro con degli obiettivi lascia sempre più spazio alla monocultura turistica; non che il turismo sia un male in sé, anzi il futuro di Venezia non può prescinderne, ma oggi si è imposto il turismo mordi e fuggi che sta inesorabilmente erodendo la qualità dell’offerta, e i posti di lavoro qualificati.

Credo, o forse spero, che i tempi siano maturi per una svolta; anche perché più il tempo passa più diventa complesso impostare il cambiamento.