Venezia, città estesa

Per Luminosi Giorni

Da wikipedia: Sprawl urbano (letteralmente: stravaccamento urbano) è un termine di derivazione anglosassone che indica una rapida e disordinata crescita di un’area metropolitana, fenomeno che nella maggioranza dei casi va affermandosi nelle zone periferiche, data la connotazione di aree di recente espansione e sottoposte a continui mutamenti. Per indicare questo fenomento l’italiano usa il termine città diffusa.

Questa descrizione si addice all’attuale Venezia, con un entroterra cresciuto disordinatamente e privo di vera identità, ma ha una valenza negativa, l’obiettivo deve essere arrivare ad avere una città estesa e priva di un centro e una periferia ma omogenea nel suo complesso, come pure deve essere priva di molti centri autosufficienti e separati dal resto. Mi riferisco al territorio dell’intero comune, che deve essere integrato in un’unica cittadinanza costruendo un idemsentire.

Recentemente si è parlato anche di “città arcipelago”, ma anche in questo caso si può dare una lettura parzialmente negativa, perché l’arcipelago è costituito da molte isole con una identità personale slegata dal conteso.

Si deve cambiare modus pensandi, a iniziare dagli amministratori, è aberrante dire che Venezia è periferia di Mestre, tanto quanto dirlo per Marghera rispetto a Venezia. Dobbiamo parlare (e pensare) di unico insieme e soprattutto farlo vivere come unico.

Invece da più parti si continua a fare le distinzioni sui ruoli delle “due città” e a cercare la definizione esatta per l’una e l’altra; dobbiamo imparare a pensare ad un’unica realtà ben più ampia di Venezia e Mestre. In futuro saranno solo due quartieri, o municipi, o comuni, di un’area molto più estesa secondo me più grande ancora della città metropolitana di cui si parla adesso.

In ogni caso basta “poco” per superare la divisione, eliminare le barriere. (E si torna sempre sui trasporti).

Oggi, a me di Castello, Mestre sembra un altro mondo perché ci metto più di un’ora ad arrivare a “piassa féro”, quando ci impiegherò mezzoretta mi sembrerà un pezzettino diverso della mia città.

Magari andrei anche al Toniolo invece che stare qui al bar a lamentarmi della programmazione del Goldoni bevendo il solito spritz; ne guadagnerebbero sia la mia vita culturale sia il mio fegato. Certo che se, dopo lo spettacolo, so che mi serve minimo un’ora e mezzo per tornare a casa, la vedo dura integrare le due città.

Si eviterebbe il problema che “il Goldoni è il teatro dei Veneziani, il Toniolo quello dei mestrini e l’Aurora di Marghera”.

Una maggiore integrazione della mobilità fra le “due città” porterebbe anche a un riequilibrio dei flussi turistici e delle possibilità abitative, in fondo i turisti in gran parte cercano un alloggio pulito e a prezzo ragionevole e già ora si stanno orientando sempre più verso la terraferma.

Continuiamo a sottovalutare il fattore mobilità.

In fondo che me ne frega, a me cittadino, se l’ospedale è a San Giovanni e Paolo o a Santa Marta o a Zelarino? La cosa che mi interessa è arrivarci in un tempo ragionevole e certo (ed essere curato bene),ed è qui che nasce il problema attuale.

Abbiamo tutti bisogno di rivedere il nostro rapporto con gli spazi e la nostra appartenenza a Venezia; ma per potere ripensare il rapporto col territorio bisogna essere messi in condizione di viverlo, questo territorio.