Il video ai tempi del COVID

In questi giorni in cui si ragiona sul futuro del comparto dell’audiovisivo anche io e Marco Caberlotto abbiamo pensato di dire la nostra. Consiglio la lettura anche della lettera di doc.it e CNA alla RAI e delle riflessioni dell’ottimo Cicutto.

Audiovisivo: una rivoluzione nel segno dell’efficienza è possibile e urgente

Lo stop alle attività economiche non essenziali impone una riflessione agli operatori economici e ai regolatori anche del settore audiovisivo, sia nella lettura della situazione, sia nella costruzione di una prospettiva di uscita dalla fase emergenziale e di graduale ritorno alla normalità.

Se l’industria culturale tutta si trova in un momento di gravissimo stallo, quella audiovisiva è particolarmente colpita, sia nel campo cinematografico sia in quello televisivo: proseguono le attività di documentazione più prettamente giornalistica; proseguono le attività di postproduzione già avviate e quelle di sviluppo di nuovi progetti, sebbene a ranghi ridotti. Ferme le produzioni che erano pronte alle riprese. Chiuse le sale, con i conseguenti rinvii delle uscite dei film (e i relativi incassi). Ma, ancor più preoccupante, si fatica a vedere un orizzonte entro il quale programmare le fasi di ripresa delle attività.

Per sottolineare l’importanza della questione, basti pensare che si tratta di un mondo composto da 8500 imprese, per 61 mila posti di lavoro diretti più 112 mila delle filiere connesse.

Anche su questo settore incombe la spada di Damocle dei pagamenti. Dai clienti e dallo Stato e le sue ramificazioni al settore audiovisivo, come anche al suo interno. I professionisti e i tecnici possono avvalersi di diversi tipi di ammortizzatori sociali (disoccupazione, FIS, CiG) o dei €600 per chi ha partita IVA, ma è complicato immaginare una resistenza lunga, sempre sperando che l’erogazione degli aiuti avvenga in tempi rapidi. Le aziende potranno – si spera a breve – accedere a maggiore liquidità grazie alle nuove garanzie statali, sperando che dagli istituti di credito ci sia una reale semplificazione e velocizzazione dell’iter per i finanziamenti.

Ma tutto questo basterà a non far saltare quel mondo di PMI e di microaziende (spesso partite IVA personali) del settore? Basterà a mettere nelle condizioni di ripartire, nella tanto citata “fase 2”?

Noi crediamo che, con un costo tendente allo zero, si possa costruire in questa fase un piano organico di intervento pubblico che garantisca la sopravvivenza delle imprese e, di conseguenza, dei professionisti e dei tecnici, gettando le basi per la programmazione dei mesi a venire. In poche parole, una piccola rivoluzione nel senso dell’efficienza.

Il MIBACT sta già – lodevolmente – impegnandosi a sbloccare le risorse in sospeso da tempo come il tax credit 2019. Come altre risorse già a bilancio e dovute, poiché rispondenti ai criteri di legge. Risorse che possono generare liquidità immediata o nel breve periodo. Chiudere il 2019 e aprire la finestra per il 2020 deve essere una delle priorità.

Sempre il Ministero, può e deve anche agire sui bandi di sua competenza, su più fronti: anzitutto, pubblicando con celerità i risultati dei bandi pendenti; poi, redigendo rapidamente i prossimi bandi, dichiarandone da subito un calendario certo; infine, semplificando l’iter burocratico per l’accertamento del completamento lavori per quanto riguarda le produzioni risultate vincitrici dei bandi precedenti e la conseguente velocizzazione dei saldi. Agendo su questi tre fronti si darà alle imprese un concreto aiuto sia immettendo denaro (non extra, ma dovuto e contabilizzato), favorendo il pagamento dei debiti all’interno del mondo audiovisivo, sia favorendo la programmazione grazie al criterio della certezza delle scadenze future.

Infine, diventa sempre più urgente un ruolo guida da parte della televisione di Stato. La RAI, azienda che incassa il canone dalle bollette dei cittadini, non può agire come una qualsiasi TV privata. Deve, come sta avvenendo in Francia e Germania con ARTE e ZDF, agire a supporto del settore, secondo quanto previsto dalla legge cinema del 2016 e dai suoi piani industriali, in particolare su tre aspetti.

Primo, l’acquisto di film, documentari e corti di nazionalità italiana da produttori indipendenti, aumentando la programmazione di titoli inediti e di vario genere ad un pubblico ben più vasto del solito per via della reclusione forzata in casa.

Secondo, l’ampliamento dell’offerta di canali tematici, quali storia, cultura, cinema, anche grazie a RaiPlay, costruendola in base all’età del pubblico: questo darebbe alle scuole uno strumento potentissimo di sostegno all’offerta formativa, decisamente superiore alle letture di pdf consigliati dai docenti.

Da ultimo, la costruzione di più coproduzioni con i produttori indipendenti italiani, come di preacquisti e manifestazioni di interesse, da parte della RAI: questo consentirebbe una maggiore forza nei bandi, a livello nazionale, europeo ed internazionale.

Per far fronte all’emergenza e alla situazione ad essa successiva è necessario e urgente pianificare il futuro. Più che costruire nuovi strumenti normativi di cui dotare il settore audiovisivo, diventa centrale rendere quelli già esistenti rapidi, operativi, efficaci. Nella crisi, si potrà innovare e anche immaginare un nuovo modo di produrre spettacolo e cultura, ma per farlo bisogna mettere nelle condizioni gli operatori di poterlo fare. Rendere più efficienti i contributi pubblici a sostegno dell’audiovisivo, oltre che una necessità dell’immediato, può diventare un’opportunità per il post-emergenza.

L’intervento è stato ripreso da Cinecittà News, Italia Viva e e-Cinema e inserito in un articolo de La Nuova Venezia

Salviamo il teatro Verde a San Giorgio

Domenica sono andato a rivedere il Teatro verde, grazie al FAI, e da quel giorno sto pensando a che enorme spreco sia per la città e a che meravigliosa opportunità rappresenti.

Ho ricordi fortissimi di quando la Biennale lo aveva riaperto per un paio di anni e mi piacerebbe avere l’opportunità di tornare a vederci degli spettacoli.

Ufficialmente è chiuso perché non ci sono fondi per metterlo in sicurezza, e in effetti la parte del palcoscenico è messa decisamente male; immagino si debbano rifare tutti gli impianti e vada data una sistemata generale, in più va attrezzato per funzionare come teatro; ma la parte per il pubblico è ancora in buono stato e visto che è sempre una arena all’aperto non credo ci sarebbe bisogno di un grande intervento.

Non so quantificare il costo precisamente ma penso che si parli di poche centinaia di migliaia di euro, non di milioni.

Chiaro che non si tratta di un intervento sostenibile se si pensa di fare pochi spettacoli ogni estate come era in passato; ma se lo si facesse funzionare ogni giorno da maggio a settembre la quadratura si può trovare.

Non è una sfida semplice, ma si collega bene ad un altro mio pallino; il fatto che a Venezia non ci siano festival dedicati a Vivaldi e Goldoni. Pensiamo a cosa sono Mozart per Salisburgo o Wagner per Bayreuth; mi sembra che qui si possano valorizzare i nostri illustri autori e che ci siano le potenzialità per creare eventi positivi per la città.

Oltre ai festival si possono pensare programmazioni dedicate a musica e teatro veneziani con due aspetti positivi; valorizzare tradizioni cittadine e creare una buona opportunità per i tanti giovani attori e musicisti veneziani che oggi non hanno molti modi per mettersi in luce o per “mangiare” con la cultura.

Una programmazione di questo tipo piacerebbe a noi veneziani, ma avrebbe grande attrattiva anche per il tipo di turisti che a me piacciono, e spero anche a voi. I turisti che vengono a Venezia per fermarsi più giorni e sono interessati più a visite di natura culturale che a farsi i selfie in piazza San Marco. Turisti che non pensano solo a scappare dalla città, ma che la sera, dopo lo spettacolo, magari andrebbero anche al ristorante o a bere qualcosa.

Considerato che il teatro ha 1500 posti a sedere si possono prevedere incassi in grado di sostenere una piccola struttura e il costo delle rappresentazioni; il biglietto si può far pagare anche caro, però prevedendo forti sconti per i veneziani che si abbonano o che diventano sostenitori della Fondazione.

In più si potranno programmare eventi di richiamo di una serata e magare attivare attività collaterali tipo bar o bookshop che aiuteranno a far quadrare i conti.

Questo servirà per mantenere in piedi il Teatro dal punto di vista economico, ma la Fondazione avrebbe anche lo scopo di dare lo spazio gratuitamente per iniziative meritorie quali spettacoli delle associazioni teatrali veneziane o delle scuole, incontri pubblici e qualsiasi cosa si ritenga utile alla città.

Il vero punto da risolvere è come finanziare il recupero dello spazio, ma anche qui oggi si possono trovare varie soluzioni.

Di sicuro la fondazione può ricevere contributi dai propri sostenitori, e si sa che i veneziani a volte possono essere molto generosi, e potrebbe ricevere anche contributi di vario tipo, dagli enti pubblici (regione, Mibac, Europa,…) alle associazioni di categoria.

In più secondo me funzionerebbe una campagna di lancio che preveda per il giorno della riapertura una settimana di anteprima degli spettacoli che formeranno l’ossatura del cartellone futuro ai quali sarà permesso assistere solo a chi sostiene l’iniziativa; si tratta di creare un evento a cui tutti i veneziani e gli amanti di Venezia vogliano partecipare. Si possono pensare a biglietti dal costo minimo di 100 euro e altre forme di sostegno, magari con una grande campagna di crowdfunding internazionale.

Pensate a 7 spettacoli con 1000 spettatori l’uno; con biglietto minimo a 100 euro fanno 700.000 euro di incasso con prevendite fatte magari un anno prima. Una buona base per far partire l’operazione.

È una cosa che proverei a fare anche da solo, ma so bene di non avere le capacità di portarla a termine, quindi ho pensato di scrivere a persone con le capacità personali che permetterebbero di realizzare questo sogno.

Lo stallo del Casinò

Versione integrale del comunicato stampa inviato ai giornali e pubblicato in versione ridotta dopo la nomina del Direttore Generale da il Gazzettino e GiocoNews.

Da circa due anni si è costituito un gruppo di lavoro del PD del casinò di Venezia. Il lavoro sinora svolto è stato quello di avviare un confronto aperto, vero, franco, per superare la grave crisi aziendale, rivolto innanzitutto ai vertici del partito democratico metropolitano e comunale e successivamente agli amministratori della città di Venezia.

Il nostro obiettivo primario è che al più presto si avvii un piano industriale di rilancio del Casinò Municipale di Venezia affinché ritorni ad essere una voce d’entrata importante per le casse del comune, come lo è stato sempre. Per il raggiungimento di tale obiettivo, il nostro gruppo si è concentrato sulla raccolta, sullo studio e sull’analisi di dati oggettivi, e ha elaborato due approfonditi documenti: il primo di analisi della situazione aziendale in essere, il secondo di proposte per il rilancio del Casinò. Continua a leggere Lo stallo del Casinò

Venezia, una città senza presente.

Neanche in agosto ci siamo fatti mancare la polemica del giorno. Anzi sta durando da una settimana e non accenna a diventare meno furiosa.

Hanno tolto le protezioni alla nuova ala dell’Hotel Santa Chiara e i veneziani si sono scatenati in maniera assolutamente trasversale. Dal sostenitore di Italia Nostra al fuxia più convinto ci si è lanciati in una gara all’insulto più fantasioso e colorito. E si sono sprecati gli osanna a Sgarbi per aver detto che è peggio del pur tanto brutto e inutile ponte di Calatrava. Che poi su tante cose cattive che si possono dire di quel ponte proprio brutto e inutile… Continua a leggere Venezia, una città senza presente.