Casinò di Venezia. Un gioco serio.

 

I 40xVenezia hanno fatto un incontro sul Casinò. Io ho dato una mano all’ottimo Stefano Mondini a preparare l’introduzione alla serata.

Che senso ha avuto fare un incontro sul Casinò dopo che è stata approvata la delibera che inizia il percorso verso la “privatizzazione”?

Ci sembra doveroso spiegare perché come 40xVenezia siamo convinti che, malgrado le decisioni già prese, sia stato importante incontrarsi e potersi confrontare sulla situazione di questa importante istituzione veneziana.

La delibera approvata il 23 aprile dal consiglio comunale costituisce solo un primo passo verso la riorganizzazione del “sistema Casinò” e siamo profondamente convinti che occorra adesso spostare l’attenzione su quello che sarà il piano industriale e il progetto politico che la proprietà (il Comune di Venezia) vorrà dare al “nuovo Casinò”; sia nel caso venga dato in sub-concessione ai privati sia nel caso, meno probabile, che rimanga la gestione diretta del Comune.

Perciò l’ incontro è stato occasione di confronto, ma anche, e soprattutto, di informazione: troppo spesso su questioni strategiche e importanti per la vita del Comune ci si ritrova a discutere senza avere basi di sapere comune: perciò abbiamo ritenuto doveroso richiedere a tutti gli intervenuti di cercare di spiegare il perché delle scelte che si stanno facendo in ogni sede, e come si sia arrivati a questa situazione di profonda crisi del casinò.

Da parte nostra proviamo a fare una breve cronistoria di quello che è il Casinò Municipale di Venezia e del comparto gioco in generale, visto che, malgrado quello che di cui si è occupato il “nostro” Casinò negli ultimi anni, è bene ricordare che, volenti o nolenti, il core business è il gioco.

Mercato dei giochi

Innanzitutto è importante ricordare che in Italia sono attualmente presenti 4 Casinò; ma il mercato totale dei giochi è ben più variegato, e poco senso ha nella situazione attuale di mercato, ragionare per compartimenti stagni. Lo si poteva fare fino a pochi anni fa, ed infatti si parlava di situazione monopolistica nel settore dei Casinò, ma oggi la concorrenza non permette più di ragionare in questo modo.

L’offerta è variegata, e copre praticamente ogni “bisogno” del giocatore, sia nell’offerta live, sia nell’offerta, sterminata, di gioco online. Molti di questi giochi sono del tutto similari a quelli offerti all’interno delle sale del Casinò; ecco pertanto che ha senso ragionare sul mercato globale del gioco, visto che di veri e propri competitor si tratta.

Come se non bastasse, è da mesi in discussione in Parlamento una proposta per allargare l’offerta di gioco, con l’apertura di vere e proprie sale da gioco su tutto il territorio che potranno affiancare all’offerta di VLT (del tutto simili alle slot di un Casinò) anche i tavoli da Poker, almeno quello giocato nella forma di torneo.

Ma torniamo alla storia del “nostro” Casinò.

L’apertura di Ca’ Noghera rappresenta il punto di svolta della gestione degli ultimi decenni del Casinò di Venezia; il Sindaco Cacciari, ancora durante il suon primo mandato, ha infatti una felice intuizione: intercettare i flussi di giocatori che si dirigono verso la vicina Slovenia. Aprire una sede in terraferma, sicuramente meno fascinosa delle sale di Ca’ Vendramin, capace di offrire un intrattenimento più in linea con quello che i “nuovi” giocatori cercano serve ad allargare il bacino territoriale d’utenza e anche a rivolgersi ad una “tipologia” più ampia di giocatori.

Ci soffermiamo su questa operazione perché è un caso virtuoso in cui la politica riesce a dare un forte e chiaro mandato politico alla dirigenza del casinò, che a sua volta riesce a chiudere il progetto in tempi brevi. Allo stesso modo va letta l’avventura maltese, nata anche, almeno nelle dichiarazioni del tempo lette sui giornali, per poter usufruire di una licenza maltese per il gioco online

Gli incassi del casinò paiono risentirne positivamente, ed infatti fino al 2007 si vede un costante incremento (con la sola pausa tecnica del 2005).

Purtroppo nel tempo alcune operazioni si dimostrano fallimentari, altre incomplete, e mai più completate; lo diciamo col senno di poi, ma c’è chi lo aveva previsto,  Pensiamo soprattutto all’annosa questione di un hotel di proprietà diretta del Casinò, ma anche alla conclusione dell’avventura maltese.

Ancora più fallimentare è la risoluzione del contratto, che vede una folle clausola: il brand “Casinò di Venezia online” rimane infatti di proprietà della società Maltese.

Al mondo non esistono Brand di casinò, e di gioco in genere, più famosi e ricchi di storia: sarebbe stato un gioco da ragazzi imporlo sulla scena online mondiale, invece la risoluzione catastrofica di quel contratto lo vede saldamente in mano alla Vittoriosa (mai nome più adatto!) Gaming, che ancora oggi lo utilizza e lo gestisce.

Qui ci duole sottolineare come per la seconda volta il Casinò di Venezia incorra nell’errore di sottovalutare il fenomeno dei “nuovi giochi” (ci riferiamo al boom dei giochi online), comprando una licenza italiana, ma di fatto senza mai investire nulla nella sua promozione. Prova ne sia che i dati AAMS relegano il Casinò di Venezia ad una misera quota dello 0,02% del mercato nazionale.

Proviamo a ragionare un po’ sui numeri; gli incassi del Casinò evidenziano un crollo verticale delle entrate da “gioco”, siamo sull’ordine dei 70 milioni in meno in 5 anni.

Colpa della crisi?

Non si direbbe proprio. Basta confrontare gli stessi dati con i dati di AAMS, l’Ente che per conto dello Stato gestisce licenze e raccolta di tutti i giochi in Italia che vedono un crescita esponenziale nello stesso periodo. Sottolineiamo che mentre per il Casinò i dati sono in milioni quelli relativi al gioco in genere sono in miliardi.

Di questi dati si possono dare due letture opposte; la prima è che il Casinò di Venezia è troppo piccolo per competere in un mercato che sta diventando sempre più ampio e competitivo, e che per questo è destinato a diventare sempre meno rilevante.

La seconda è che in un mercato in forte crescita il Casinò avrebbe avuto molte opportunità di espansione ma non è stato in grado di cogliere i treni che passavano.

Qui vogliamo evidenziare due date: il 2009, o meglio fine 2008, per l’introduzione degli Skill Games, e la fine del 2011 con l’apertura dei Casinò online; le due maggiori opportunità che si è ancora in tempo per cogliere.

Il 23 aprile il Consiglio Comunale ha fatto il primo passo: ma verso cosa?

Per intanto possiamo parlare di riorganizzazione. Atteniamoci allo schema proposto. Di fatto si passa da una situazione di questo tipo:

con tutte le attività in mano alla Casinò Municipale di Venezia s.p.a., ad una situazione in cui di fatto vengono scorporate le attività di gioco e di servizio alla clientela.

Ad ascoltare le dichiarazioni stampa dei nostri amministratori questa riorganizzazione dovrebbe essere il primo passo verso un’esternalizzazione della gestione del casinò, da affidare, per la parte relativa al gioco, a privati. Possibilità presentata come eventuale nella delibera approvata e per gestire la quale verranno nominati degli Advisor.

Ormai in città non si parla d’altro e i giornali sono pieni di notizie.

A noi è rimasta però un domanda:

Perché esternalizzare?

Ogni proprietario di azienda si interroga continuamente sull’andamento delle proprie attività. Siamo certi che anche l’attuale proprietario lo abbia fatto, anche se nulla è trapelato sulla stampa.

Nonostante ciò, il fatto che da qualche tempo a questa parte, i proventi del Casinò siano in caduta libera, e non sia più possibile neppure assicurare una entrata certa al Comune, sembra passare in secondo piano rispetto all’affermazione che: “senza la quota da dare al Comune, il Casinò sarebbe in attivo”.

Vale la pena interrogarsi sugli errori commessi nel recente passato:

  • l’operazione Ca’ Noghera, dopo i lauti incassi del primo periodo, è stata lasciata senza innovazioni e strategia;
  • gestioni impigrite si sono via via succedute lasciando che il Casinò di Venezia si svuotasse dei suoi asset fino ad accantonare la questione “sede unica”;
  • il marchio “Casinò di Venezia”, che in qualsiasi contesto sarebbe una fucina di denari, è stato lasciato in un cassetto senza investire, ad esempio, nel gioco online, vera attuale tendenza, che il Casinò avrebbe potuto praticare da anni e che invece è stato colpevolmente accantonato sino a subire, oggi, la concorrenza di imprenditori più scaltri e motivati.
  • ha pesato anche la rinuncia ad una vera strategia di marketing rivolta ai grandi giocatori a cui si è preferito allargare ad un utente indifferenziato, con il paradosso di un aumento degli ingressi e un contemporaneo calo degli incassi;
  • si è sottovalutata la concorrenza d’oltre confine e si è oggi impreparati ad affrontare anche solo le sale per il “poker live” che a breve verranno aperte fra Treviso e Padova.

E allora chiadiamo noi: perché vendere?

Per incapacità gestionale?

Per troppe ingerenze da parte della politica, che da una parte ha “costretto” il Casinò a investire in settori lontani dal proprio core business (e ci riferiamo sia ad operazioni da “restyling” di bilancio, sia alle avventate sponsorizzazioni, troppo spesso lontane da logiche di marketing e più votate ad un aspetto sociale che certo è importante, ma forse andrebbe delegato ad altri e non al Casinò stesso) e dall’altra ha mancato in un chiaro mandato politico?

Per i costi troppi alti del personale?

Perché?

Non spetta a noi dirlo, e probabilmente difettiamo di dati e di conoscenza. Certo però che la proprietà è obbligata ad interrogarsi su questo quesito. E vorremmo che qualcuno ci spiegasse quale è stato il percorso che ha portato a questa scelta.


Due sono le strade che secondo noi si possono percorrere.

La prima prevede che il Casinò rimanga di proprietà Comunale.

La delibera di ieri sera non cambierebbe gli assetti societari, ma sarebbe solo il primo passo di una profonda riorganizzazione.
Abbiamo detto profonda: probabilmente sarà anche dolorosa. Ma occorre che la proprietà riveda completamente la strategia complessiva, che vi sia un deciso cambiamento di rotta (e se serve anche di persone) nel management della società, oltre che un nuovo rapporto tra lavoratori e proprietà e management. Lacrime e sangue? Probabilmente si. Ma ormai appare chiaro che le scelte debbano essere prese, e che esse siano risolutorie, una volta per tutte.

La seconda ipotesi è invece quella che abbiamo già resa pubblica in un recente intervento sul gazzettino.
Prevede si l’esternalizzazione delle attività di gioco ad un gestore privato, con gara ad evidenza pubblica, naturalmente.

Però con dei paletti nel bando di gara.

Innanzitutto dando al nuovo gestore un indirizzo molto forte, che una volta per tutte risolva le questioni rimaste ancora aperte: la sede unica, un piano di investimenti per la realizzazione dell’hotel, un piano di marketing per il rilancio del brand, insomma un chiaro piano industriale per il rilancio di una società che non è un “bene comune” ma piuttosto un “bene del Comune”; una struttura che ha come unico scopo assicurare il massimo delle risorse per i programmi e i servizi che il Comune intende realizzare oggi e nel futuro.

Crediamo inoltre sia deleteria (oltre che probabilmente improponibile) una richiesta economica come quelle prospettate dalla stampa locale (che, ricordiamo, parlano di 450 milioni subito, e un canone annuale molto basso, 20 milioni). Si chieda piuttosto un canone annuale di poco dissimile a quanto attualmente corrisposto (almeno a bilancio), diciamo una cifra tra i 50 e i 60 milioni di euro all’anno come minimo garantito, e colleghiamo poi l’eventuale “miglior risultato” ad una percentuale variabile: un imprenditore capace non avrà problemi a ricavare tale surplus con una accorta gestione del brand e della licenza di gioco online.

Si trovino nel bando dei giusti correttivi tra investimenti che il nuovo gestore sarà chiamato a fare e valore della Concessione.
È molto importante capire come verrà corrisposto il valore della Concessione considerando che è certamente deleterio il “tanti, maledetti e subito”. Il pagamento in un’unica tranche anticipata vorrebbe dire un’ampia iniezione di capitali “una tantum” in una macchina amministrativa che è stata in grado di accumulare oltre 400 milioni di euro senza alcun serio tentativo di razionalizzare spese e strutture. Vorrebbe, forse, dire azzerare il debito pregresso senza che si sia attuato prima alcun tentativo di analisi dei centri di spesa assicurando così che anche per il futuro le richieste rimarranno inalterate, o peggio aumenteranno, mentre cesserà qualsiasi entrata dal Casinò. Meglio, molto meglio, chiedere continuità nel canone di concessione con una corresponsione annuale che sia attuale e non faccia perdere il senso della misura.

Si metta infine chiaramente il nuovo gestore nelle condizioni di operare: l’occupazione va naturalmente salvaguardata, ma non si mettano paletti alla ridiscussione dei contratti di lavoro e ai mansionari.

Per concludere, chiediamo all’Amministrazione di avviare in ogni sede un serio confronto sul futuro del Casinò. Siamo convinti che le decisioni già prese non siano un punto di non ritorno, ma vogliamo siano il primo passo di una seria ristrutturazione del Casinò.

Chiediamo però che queste scelte vengano il più possibile discusse anche con la cittadinanza: non è bene che il Comune faccia il biscazziere, tanto meno con il futuro della città

Un’ultima cosa: se proprio non ce la fate a non “puntare”, un consiglio…
il Libro verde della Comunità Europea (pdf) prevede per i prossimi anni incrementi:

  • del 152,5% del gioco in internet
  • del 450% del gioco sui telefonini
  • del 415,6% sulla Tv interattiva

 

Ci pare che non ci siano dubbi su che cosa si debba puntare.

2 pensieri su “Casinò di Venezia. Un gioco serio.”

  1. Ciao, si e ora? troppo tardi ora quello che hai scritto può andar bene, ma nessuno fa nulla queste cose le sanno pure le pietre….il più grosso errore è portare su giornali ed ora anche in internet cifre che sarebbero state meglio che non venissero riportate. I panni sporchi si lavano in casa. Vedi questo è il cane che si morsica la coda, non si esce anzi diventa un disastro

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