Casinò. I giochi sono fatti?

Ci siamo, il bando per la “vendita” del casinò è stato pubblicato il 30 dicembre, adesso si può fare una riflessione a mente fredda su cosa comporta avendo dei dati certi.

Per prima cosa va sottolineato che alla cessione si è arrivati anche per colpa di un management che non è stato all’altezza. Non lo dico io, è la giunta stessa a mettere nella delibera che il principale vantaggio per il Comune sarà l’affidamento ad un gestore con conoscenza del mercato, know how di settore, elevata professionalità. Messa così pare una ammissione che tali requisiti non sono soddisfatti dall’attuale management, e in effetti se si vanno a guardare gli amministratori che si sono succeduti dal 1996 ad oggi, si vede che di competenti (senza offesa; nel senso letterale, di competenza nella gestione di case da gioco) non ce ne sono stati.

In questi due anni di dibattito cittadino i fautori della concessione hanno indicato alcuni fattori come prioritari per la decisione presa: la crisi economica e la concorrenza da parte del gioco liberalizzato ma anche un insostenibile costo del lavoro e logiche corporative da parte del sindacato. Problematiche reali e innegabili ma che da sole non avrebbero giustificato la decisione presa.

La crisi economica c’è, ma prima o poi passerà, e poi è assodato che quello del gioco è un mercato anticiclico; infatti è sotto gli occhi di tutti il proliferare di sale slot e altre forme di gioco più o meno d’azzardo.

La liberalizzazione del gioco, sia come sale slot sia per l’online, oltre che un rischio poteva rappresentare una grande opportunità per chi, come il Casinò di Venezia, possedeva (o avrebbe dovuto possedere) un brand forte e riconoscibile e il know how di settore.

La scarsa lungimiranza dei sindacati è innegabile, anche al casinò c’è stata una proliferazione di sigle e una serie di battaglie di retroguardia, ma è ancora più vero che gli accordi sindacali si firmano in due. E state pur certi che senza l’approvazione della politica il management di una azienda a proprietà pubblica non firma nulla.

Personalmente riconduco tutti i problemi alle scelte fatte dai vari Sindaci e Giunte che si sono alternati negli anni. Tutti i problemi si possono far risalire alle scelte dei Manager e alle indicazioni date a questi sulle linee di gestione. A riconferma della mia ipotesi cito l’unica iniziativa veramente positiva presa dal 1996 a oggi, l’apertura della sede di Ca’ Noghera, che all’epoca è stata fortemente voluta da Cacciari (al primo mandato, l’unico positivo) e non di certo dal management che si è limitato a condurla in porto.

E veniamo al bando.
Per cominciare riconosciamo che ci sono anche alcuni effetti positivi, in particolare la eliminazione del rischio imprenditoriale; il Comune in caso di concessione avrà la certezza degli incassi per i prossimi 30 e potrà fare i propri bilanci di previsione senza trovarsi sorprese al momento del consuntivo.

Oltre agli incassi certi ci sono una serie di risparmi per il Comune, ad esempio mezzo milione di tassa di concessione governativa, la copertura degli oneri tributari che in passato erano a carico del Comune.

L’incasso anticipato di almeno 140 milioni in due anni avrà effetti positivi, soprattutto se utilizzato per abbattere il debito come è stato promesso. Vedo positivamente anche la previsione del 10% sui ricavi dalla gestione del marchio, molto vago ma potrebbe essere interessante. Certo che se il marchio viene usato per l’online il 10% è poco, ma bisogna capire cosa prevede la concessione per questo caso specifico e dal bando non è chiarissimo; aspettiamo l’aggiudicazione.

Per fortuna nella versione definitiva del bando si è rimediato anche alla criticità messa in evidenza nella formulazione provvisoria; per partecipare al bando si devono avere almeno cinque anni di esperienza nella gestione di case da gioco e un fatturato medio di 200 milioni negli ultimi tre anni. Almeno è scongiurata la partecipazione di soggetti non idonei e probabilmente anche l’assegnazione ai soliti “amici degli amici”.

Riconosciute le positività, però non si può non essere preoccupati per gli aspetti negativi, che ci sono e pure tanti.
Merchandising o altre attività di vendita. Il Comune prenderebbe solo una quota sullo sfruttamento della licenza, ma rischia di venire tagliato fuori da un business comunque interessante. Se ad esempio la nuova società sviluppa un ulteriore brand per operazioni collaterali cosa ne guadagna il Comune? Stessa cosa per le attività collegate, se il nuovo gestore apre un albergo, una sala slot o altra attività collegata al casinò, il Comune ci guadagna qualcosa? E queste eventuali novità resteranno al Comune una volta terminata la concessione?

Mantenere il livello occupazionale (587 persone). Pare che debbano mantenerlo per tutta la durata della concessione e anche evitare licenziamenti per i primi sette anni. È sostenibile sul lungo periodo? E il management attuale è garantito in che modo?

Non si potrà dismettere Ca’ Vendramin, ma se decidessero di aprire una nuova sede a Venezia centro che senso avrebbe tenerne due? Penso al tronchetto o anche alla stazione che sarebbero collocazioni ottimali e di cui si è ampiamente parlato in passato. Credo si dia per scontata una nuova sede in zona aeroporto, cosa che fa pensare ai russi se davvero si presenteranno in cordata con il gruppo Kempinsky.

Non possono sospendere l’attività. Cosa problematica in caso di braccio di ferro coi lavoratori, in quel caso è normale la “serrata” della casa da gioco, come ha fatto anche il Comune per introdurre le slot.

Poi a livello di aneddoti curiosi vengono citati solo i domini casinovenezia.it e clickandplay.it ma gli altri come venicecasino.it o tutti i .com di chi sono? O anche per le comunicazioni mettono il telefax ma non la posta elettronica certificata. Nel 2014 si poteva considerare di più internet.

Fino a qui cose che si potevano fare meglio ma non incidono sull’operazione più di tanto, però dopo vengono anche i dubbi seri.

Per il piano industriale non viene data nessuna indicazione su requisiti richiesti. Vero che dovranno essere valutati per l’aggiudicazione, ma si poteva fornire uno schema base, magari partendo da quelli fatti sviluppare negli anni scorsi pagando società di consulenza. Ma forse il discorso sull’inadeguatezza del magement vale anche in questo caso.

Durata della concessione di 30 anni, inizialmente si era parlato di 20, si tratta di un impegno a lunghissima scadenza anche per le future amministrazioni. Qui si ipoteca il futuro di sei consigli comunali e due generazioni di veneziani.

Importo fisso di 140 milioni. Vero che si tratta di base d’asta, ma rispetto ai 350 di cui si parlava fino a pochi giorni prima della delibera di Giunta si tratta di una bella marcia indietro. Inoltre pagabili a rate, quindi l’incasso servirebbe solo a coprire gli ultimi due Bilanci preelettorali e non si otterrebbe l’abbattimento del debito del Comune come era stato ventilato in passato. In pratica si vende per garantire il completamento di mandato ad Orsoni

Funzioni potenziate di controllo del servizio ispettivo comunale; ma come sono attualmente servono più da supporto agli ispettori della casa da gioco che non a veri controlli approfonditi, mancano le potenzialità di verifica di eventuali meccanismi non trasparenti. Se poi pensiamo al recente caso di croupier disonesto scoperto solo grazie alla denuncia di un cliente forse sarebbe il caso di ripensare le modalità di controllo. E poi, quanto costa attualmente il servizio ispettivo, e di quanto aumenterebbe il costo potenziandolo? Il Comune potrebbe risparmiare qualche milione di euro ottenendo anche maggior qualità.

Anche sul 10% dei ricavi con minimo garantito di 11 milioni si assiste ad un dimezzamento degli importi annui di cui si parlava inizialmente, e soprattutto si tratta di una cifra largamente inferiore a quanto versa la gestione attuale del casinò al comune (per il 2012 circa 20 milioni e per il 2013 pare 16). Considerando anche che nel frattempo la spesa per personale è ulteriormente diminuita si può tranquillamente ipotizzare che gli 11 milioni potrebbero essere garantiti anche senza vendere. Oggi un incasso totale di 100 milioni lo raggiunge anche l’attuale gestione, quindi non si capisce il vantaggio; non ci si può affidare alla speranza che il nuovo gestore moltiplichi gli incassi, e anche se portasse i ricavi a 200 milioni il Comune otterrebbe più o meno quello che ha preso nel 2012. Ha senso?

Il 5% aggiuntivo oltre i 140 milioni non è una presa in giro come l’1% della precedente versione, ma non è neanche una gran cifra; oltretutto parte dal sesto anno. Se portassero l’incasso a 200 milioni, quindi sui livelli del 2006 sarebbero 3 milioni di euro, niente. Per farmi capire nel 2006, con quel livello di incasso, il casinò ha trasferito al Comune circa 100 milioni e non i 23 che darebbe il concessionario.

Come conclusione dico, senza timore di smentite, che la parte economica del bando è decisamente svantaggiosa per i cittadini di Venezia. Temo anche che non ci saranno particolari rilanci da chi partecipa al bando; penso che giocheranno le proprie carte sul piano industriale. Ma staremo a vedere. La mia speranza è che in caso di offerte non adeguate il Comune rinunci ad aggiudicare la gara, ma penso sia una speranza vana.

Provo a spiegare cosa intendo per offerta non adeguata. A livello di piano industriale le cose basilari che un concessionario può proporre?

Per la sede di Venezia l’apertura di una zona privé, cosa di cui si parla da sempre, il rilancio del ristorante, magari l’apertura di un albergo nel palazzo a fianco. Puntare, cioè, ad attirare e ospitare clienti di fascia alta anche con profilo internazionale.

Per la sede in terraferma invece le mosse più semplici sono l’apertura su 24 ore e, anche qui la creazione di un piccolo hotel e di una sala spettacoli interna alla struttura.

Bene, queste sono mosse che comportano investimenti non trascendentali e con un minimo di programmazione potrebbero essere attuate anche mantenendo la proprietà in capo al Comune. Da un concessionario mi aspetto molto di più.
Sarò accontentato?

Metto una nota per prevenire le critiche che so già mi arriverebbero:
Non sono “ideologicamente” contrario alla privatizzazione, già nel 2009 mi ero pronunciato a favore
Ho fatto ragionamenti veloci e con pochi dati sulla situazione e su come ci si è arrivati, ma in passato avevo già approfondito

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