Che futuro per il palazzo del cinema del Lido?

Cosa manca oggi alla Mostra internazionale di arte cinematografica del Lido di Venezia?

Apparentemente niente, o poco. Come prestigio è una delle tre più importanti del mondo, insieme a Cannes e Berlino. Ha una eco formidabile sui media di tutto il mondo e riesce ad attrarre ogni anno anteprime di film importanti che cercano il lancio sui mercati internazionali. Continua a leggere Che futuro per il palazzo del cinema del Lido?

Vaporetto dell’arte. Vera gloria?

Nei giorni scorsi sono usciti i primi dati economici sul tanto chiacchierato vaporetto dell’arte. Bene, secondo ACTV da quando è partito al 30 settembre sono stati incassati 500 mila euro, e si prevedere di arrivare a 700 per la fine dell’anno. Sempre secondo ACTV tale cifra consente di raggiungere il pareggio; concludono dicendo che l’esperimento è stato un successo.
Bene, non voglio entrare nel merito delle dichiarazioni, prediamole per buone.

Aver raggiunto il pareggio il primo anno è positivo? Se si fosse trattato di un investitore privato direi di si, soprattutto se si registra un trend in crescita che lasci sperare di migliorare l’anno prossimo; ma un privato avrebbe anche dovuto comprare i vaporetti, creare una struttura amministrativa, affidarsi ad una rete di vendita dei biglietti, pagare la pubblicità nei pontili. ACTV ha conteggiato tutti questi costi? Non si sa, nelle dichiarazioni non ho letto nulla e non ho trovato tracce sul sito. E sì che tale informazione è fondamentale, perché a seconda del criterio usato per calcolare i costi cambia radicalmente il risultato.
Altra cosa non proprio da sottovalutare. È stato calcolato il minor incasso per le altre linee? Chi ha preso il vaporetto dell’arte ha evitato di pagare 7 euro per i vaporetti normali.

Ma prendiamo sempre per buone le dichiarazioni ufficiali e facciamo finta che il pareggio sia reale; possiamo noi proprietari di ACTV (sì, perché ACTV è anche mia e tua come cittadini) essere soddisfatti? Cosa ci aspettiamo noi dall’azienda pubblica di trasporto?
Non certo che faccia operazioni in pareggio a favore dei turisti.

Obiettivo del vaporetto dell’arte era anche, o soprattutto, decongestionare le linee usate anche dai cittadini, e questo obiettivo è clamorosamente fallito. I turisti che hanno scelto la linea dedicata sono stati poche centinaia al giorno, e onestamente sull’1 non si è notata la loro mancanza.

Venezia, città estesa

Per Luminosi Giorni

Da wikipedia: Sprawl urbano (letteralmente: stravaccamento urbano) è un termine di derivazione anglosassone che indica una rapida e disordinata crescita di un’area metropolitana, fenomeno che nella maggioranza dei casi va affermandosi nelle zone periferiche, data la connotazione di aree di recente espansione e sottoposte a continui mutamenti. Per indicare questo fenomento l’italiano usa il termine città diffusa.

Questa descrizione si addice all’attuale Venezia, con un entroterra cresciuto disordinatamente e privo di vera identità, ma ha una valenza negativa, l’obiettivo deve essere arrivare ad avere una città estesa e priva di un centro e una periferia ma omogenea nel suo complesso, come pure deve essere priva di molti centri autosufficienti e separati dal resto. Mi riferisco al territorio dell’intero comune, che deve essere integrato in un’unica cittadinanza costruendo un idemsentire.

Recentemente si è parlato anche di “città arcipelago”, ma anche in questo caso si può dare una lettura parzialmente negativa, perché l’arcipelago è costituito da molte isole con una identità personale slegata dal conteso.

Si deve cambiare modus pensandi, a iniziare dagli amministratori, è aberrante dire che Venezia è periferia di Mestre, tanto quanto dirlo per Marghera rispetto a Venezia. Dobbiamo parlare (e pensare) di unico insieme e soprattutto farlo vivere come unico.

Invece da più parti si continua a fare le distinzioni sui ruoli delle “due città” e a cercare la definizione esatta per l’una e l’altra; dobbiamo imparare a pensare ad un’unica realtà ben più ampia di Venezia e Mestre. In futuro saranno solo due quartieri, o municipi, o comuni, di un’area molto più estesa secondo me più grande ancora della città metropolitana di cui si parla adesso.

In ogni caso basta “poco” per superare la divisione, eliminare le barriere. (E si torna sempre sui trasporti).

Oggi, a me di Castello, Mestre sembra un altro mondo perché ci metto più di un’ora ad arrivare a “piassa féro”, quando ci impiegherò mezzoretta mi sembrerà un pezzettino diverso della mia città.

Magari andrei anche al Toniolo invece che stare qui al bar a lamentarmi della programmazione del Goldoni bevendo il solito spritz; ne guadagnerebbero sia la mia vita culturale sia il mio fegato. Certo che se, dopo lo spettacolo, so che mi serve minimo un’ora e mezzo per tornare a casa, la vedo dura integrare le due città.

Si eviterebbe il problema che “il Goldoni è il teatro dei Veneziani, il Toniolo quello dei mestrini e l’Aurora di Marghera”.

Una maggiore integrazione della mobilità fra le “due città” porterebbe anche a un riequilibrio dei flussi turistici e delle possibilità abitative, in fondo i turisti in gran parte cercano un alloggio pulito e a prezzo ragionevole e già ora si stanno orientando sempre più verso la terraferma.

Continuiamo a sottovalutare il fattore mobilità.

In fondo che me ne frega, a me cittadino, se l’ospedale è a San Giovanni e Paolo o a Santa Marta o a Zelarino? La cosa che mi interessa è arrivarci in un tempo ragionevole e certo (ed essere curato bene),ed è qui che nasce il problema attuale.

Abbiamo tutti bisogno di rivedere il nostro rapporto con gli spazi e la nostra appartenenza a Venezia; ma per potere ripensare il rapporto col territorio bisogna essere messi in condizione di viverlo, questo territorio.

Riscoprire l’acqua

Indovinate per chi ho scritto questo!

Nei miei ultimi post mi sto divertendo a parlare di visione futura, ma mi sembra doveroso ricordare che c’è anche un passato da conoscere e considerare sempre.

Non dimentichiamo che siamo una città d’acqua, e intendo Venezia, Mestre, Marghera, Fusina, San Giuliano. Corpi che a volte paiono estranei ma trovano un fortissimo legame proprio dall’affacciarsi sulla stessa laguna. Continua a leggere Riscoprire l’acqua

Pensare avanti

 

 

Per luminosigiorni

L’enorme limite della classe dirigente attuale è che pensa solo al presente, al massimo alla settimana prossima, e questo ha causato la totale mancanza di prospettiva per lo sviluppo della città; per rimediare a questa situazione serviranno anni di lavoro, serio e meticoloso, solo per creare i presupposti per lo sviluppo futuro. La città va prima ripensata e poi cambiata radicalmente, e non si può non iniziare dalla mentalità di amministratori e abitanti.

Si lavori ad una visione futura in tempi rapidi, ma con la consapevolezza che prima di considerarci realmente entrati nel terzo millennio dobbiamo iniziare un percorso di una buona amministrazione che ricostruisca il rapporto cittadini/amministratori; per farlo bisogna tornare al rispetto delle regole, in primis da parte dei governanti, e ripristinare un clima di legalità diffusa in una città ormai priva di valori e di senso etico.

Ricostruire ideali e valori, attorno ai quali tutti noi Veneziani e oltre, ci si senta come appartenenti ad una comunità.

Costruire un’idea di città non significa decidere dall’alto quali attività dovranno esserci qui o lì; la politica deve garantire i presupposti perché le idee si realizzino, non imporle. Non facciamoci prendere dalla smania di decidere tutto a tavolino: “qui il biofood, li le nanotech, sull’isoletta la produzione culturale”.

Compito della Politica è  tracciare la linea che permetta lo sviluppo di iniziative; garantire i possibili investitori; creare un humus che favorisca l’attrazione dei talenti (nel senso di Florida/Tinagli). Non pianificare tutto a tavolino.

Le competenze tecniche, specie di architetti ed ingegneri, non servono per decidere che indirizzo dare al territorio, servono per realizzare in seguito. Al centro dev’esserci il “Politico”, inteso come rappresentante del cittadino, della polis; è il “Politico” che da la visione, il tecnico che la realizza.

C’è la necessità di guardare molto avanti, non solo alle modifiche migliorative dell’esistente, ma ad avere proprio una visione completamente diversa e innovativa.

Faccio pochi esempi dei mille possibili. Non capisco perché si debba discutere se ampliare i parcheggi di Piazzale Roma o farne uno nuovo a Santa Marta; stiamo sempre a questionare su piccole modifiche dell’esistente. La risposta potrebbe essere: nessuno dei due, per dire; spostiamo tutto quello che ha ruote da Marghera in poi. E così Piazzale Roma e Santa Marta la potremo usare per la residenza, o per un centro direzionale, o per il nuovo casinò.

Fantascienza? No, se a Marghera ci si potrò arrivare con altri mezzi e altri tempi rispetto a oggi; sublagunare o hovercraft non cambia molto, l’importante è che non sia l’autobus lento, strapieno e puzzolente che c’è adesso.

Com’è la situazione di oggi per la mobilità?

Quali sono i punti fermi da cui partire?

Non tutto si può creare ex novo, alcune scelte sono già state fatte, molte opere realizzate, bisogna tenere conto di quelle più importanti.

La metropolitana regionale di superficie è in enorme ritardo ma già pianificata; il tram in lavorazione con il tracciato più o meno stabilito; Venezia avrà l’unica stazione stazione della TAV del Veneto forse vicino all’aeroporto.

Nel caso la TAV non si fermi in città, ha ancora senso ragionare sul futuro delle stazioni Santa Lucia e Mestre? tre stazioni non diventerebbero un lusso insostenibile? Forse è meglio individuare una zona raggiungibile da acqua (magari da sotto l’acqua) e terra, magari intorno al Vega dove far nascere un’unica stazione che unifichi le funzioni di tutte e tre. Da li far partire poi tutte le linee di metro leggera per collegare Tessera e Venezia.

E Piazzale Roma? Adesso che c’è il nuovo ponte si nota ancora di più come sia un’area da ripensare radicalmente, e fra poco sarà completamente trasferita li vicino anche la cittadella della giustizia.

E poi, decisione strettamente legata al resto, la marittima. Cosa vogliamo li nel 2.050? Ancora  il porto turistico o è meglio spostarlo a Marghera e pensare altre destinazioni?

Tanti punti di domanda, a cui dare le risposte dopo aver condiviso un percorso che dia degli obiettivi primari alla città.

Casinò di Venezia. Un gioco serio.

 

I 40xVenezia hanno fatto un incontro sul Casinò. Io ho dato una mano all’ottimo Stefano Mondini a preparare l’introduzione alla serata.

Che senso ha avuto fare un incontro sul Casinò dopo che è stata approvata la delibera che inizia il percorso verso la “privatizzazione”?

Ci sembra doveroso spiegare perché come 40xVenezia siamo convinti che, malgrado le decisioni già prese, sia stato importante incontrarsi e potersi confrontare sulla situazione di questa importante istituzione veneziana.

La delibera approvata il 23 aprile dal consiglio comunale costituisce solo un primo passo verso la riorganizzazione del “sistema Casinò” e siamo profondamente convinti che occorra adesso spostare l’attenzione su quello che sarà il piano industriale e il progetto politico che la proprietà (il Comune di Venezia) vorrà dare al “nuovo Casinò”; sia nel caso venga dato in sub-concessione ai privati sia nel caso, meno probabile, che rimanga la gestione diretta del Comune.

Perciò l’ incontro è stato occasione di confronto, ma anche, e soprattutto, di informazione: troppo spesso su questioni strategiche e importanti per la vita del Comune ci si ritrova a discutere senza avere basi di sapere comune: perciò abbiamo ritenuto doveroso richiedere a tutti gli intervenuti di cercare di spiegare il perché delle scelte che si stanno facendo in ogni sede, e come si sia arrivati a questa situazione di profonda crisi del casinò.

Da parte nostra proviamo a fare una breve cronistoria di quello che è il Casinò Municipale di Venezia e del comparto gioco in generale, visto che, malgrado quello che di cui si è occupato il “nostro” Casinò negli ultimi anni, è bene ricordare che, volenti o nolenti, il core business è il gioco.

Mercato dei giochi

Innanzitutto è importante ricordare che in Italia sono attualmente presenti 4 Casinò; ma il mercato totale dei giochi è ben più variegato, e poco senso ha nella situazione attuale di mercato, ragionare per compartimenti stagni. Lo si poteva fare fino a pochi anni fa, ed infatti si parlava di situazione monopolistica nel settore dei Casinò, ma oggi la concorrenza non permette più di ragionare in questo modo. Continua a leggere Casinò di Venezia. Un gioco serio.

Avere le visioni

Per luminosigiorni.

Ne ho accennato nel post precedente, ma mi sembra il caso di approfondire questo punto. Il dibattito politico dell’ultimo ventennio è stato molto poco “visionario”; ci sono mille difficoltà nel gestire il quotidiano o l’emergenza, e la nostra classe politica non riesce ad alzare lo sguardo oltre il proprio naso. Non molto tempo indietro sarebbe anche stato elaborato un piano strategico per la città, ma questo non ha avuto conseguenze né nel determinare l’agenda politica né nel diventare un riferimento per le decisioni prese a seguire, come giustamente faceva notare Carlo. Continua a leggere Avere le visioni

Alla ricerca dell’etica perduta

Oggi Venezia appare, a molti, una città in crisi di identità, in balìa dei propri problemi e che non riesce a decidere cosa vuole fare in futuro. Non si vedono segnali di una inversione di tendenza ma il persistere di problemi che fanno perdere migliaia di residenti all’anno, svendere proprietà comunali per salvare il bilancio ogni dicembre, cedere zone della città all’abusivismo e via discorrendo.

Uscire da una situazione simile non sarà facile e nemmeno veloce, ci vorranno anni per risolvere i problemi, e non lo si farà con la bacchetta magica, servirà un lungo periodo di buongoverno. Ma per governare bene è indispensabile che la classe dirigente scopra che esiste una cosa che si chiama etica.

Si deve dare centralità all’etica, ai valori morali, alla legalità nel senso più ampio che si possa dare a questi valori inconsueti.

Una classe politica che non ha valori non è in grado di trasmettere il rispetto verso la città ai cittadini e ai turisti; per prima cosa bisogna quindi recuperare i valori portanti, da qui seguirà la possibilità di “governare bene”. È prioritario eliminare l’intreccio di interessi che adesso coinvolge amministratori e amministrati, a partire dalla gestione del Comune e delle aziende municipalizzate e proseguendo con tutte le lobby e i potentati economici che sempre più peso hanno nelle decisioni della Giunta a discapito del “bene di tutti”.

Riscoprire i valori, l’etica, vuol dire non tollerare più l’abusivismo anche, e soprattutto, plateatici selvatici o ricettività turistica sommersa. E vuol dire non ritenere più un metodo normale assumere parenti e sodali nelle municipalizzate, affidare con chiamata diretta lavori a società di esponenti politici, scrivere bandi su misura, concedere cambi di destinazione d’uso per un piatto di lenticchie. Mi fermo ma potete continuare voi la lista nei commenti; in pratica si deve finire di considerare legittimo il governare la cosa pubblica avendo come obiettivo arrivare a sera o, peggio, il piccolo interesse personale.

Solo una classe dirigente, una città, che decida di basarsi su nuovi princìpi potrà cominciare ad occuparsi del futuro della città e dei cittadini; ad esempio potrà affrontare il grande problema della residenzialità, magari creando le condizioni per il ricorso al Social Housing oggi nemmeno considerato perché non supportato da interessi economici. Oppure governare i flussi turistici, eliminare abusi e irregolarità che invece vengono regolarmente tollerati o sanati, progettare interventi di ampio respiro che diano una identità alla città e non limitarsi a gestire il quotidiano. La mancanza di una identità che proietti la città nel futuro con degli obiettivi lascia sempre più spazio alla monocultura turistica; non che il turismo sia un male in sé, anzi il futuro di Venezia non può prescinderne, ma oggi si è imposto il turismo mordi e fuggi che sta inesorabilmente erodendo la qualità dell’offerta, e i posti di lavoro qualificati.

Credo, o forse spero, che i tempi siano maturi per una svolta; anche perché più il tempo passa più diventa complesso impostare il cambiamento.

Stuco e pitura

Rieccomi su LuminosiGiorni

Foto: Ksushetta
Foto: Ksushetta

Nei giorni scorsi è partita la tanto sbandierata “rivoluzione” dei trasporti veneziani. L’ACTV ha presentato i cambiamenti con grande enfasi, prospettando decisi miglioramenti per noi utenti.

Ma in cosa consiste questa rivoluzione? Stringendo molto, nel cambio di numerazione delle linee di navigazione e in una diversa gestione degli accessi ad alcuni pontili. Novità forse positive, forse. Ma non certo rivoluzionarie.

Per quanto riguarda la navigazione non si ricorda a memoria d’uomo una vera novità che abbia portato un diverso approccio nei confronti dei bisogni dei cittadini. Anzi, una ci sarebbe anche stata, ma ha avuto vita breve. Intendo la nascita della linea 61/62 come collegamento veloce fra il Lido e piazzale Roma; idea intelligente ma rapidamente snaturata dall’aggiunta di fermate inizialmente non previste, ultima la pressoché inutilizzata Santo Spirito. Fermate che l’hanno resa più lenta del 51/52.

Quello della velocità degli spostamenti dovrebbe essere un punto fondamentale nelle politiche dell’ACTV, considerato il numero sempre maggiore di posti di lavoro che si spostano in terraferma.

L’altro grande problema che l’ACTV non si decide ad affrontare è quello della certezza della mobilità; l’articolo 16 della Costituzione recita che lo Stato garantisce che i cittadini possono «circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio italiano», cosa che purtroppo i vaporetti non garantiscono, soprattutto nei confronti dei più deboli. Troppe volte si vedono disabili o bimbi in carrozzina restare a terra perché i vaporetti sono affollati all’inverosimile.

Per affrontare e risolvere questi due problemi non è sufficiente chiamare trasformare il 51 in 5.1 o il DM in 3. Si dovrebbe cancellare l’attuale pianificazione e ripensarla da zero, invece qui funziona la logica degli aggiustamenti all’esistente. Come si dice “stuco e pitura fa bea figura”; ma qui gli strati di stucco si stanno sommando da decenni e non riescono più a nascondere i problemi.

Le variazioni attuali sembrano più una mossa per far vedere che il cambiamento è in atto e che il riassetto in ambito societario sta dando i suoi frutti; ma per ora non sembrano frutti che portano benefici a noi cittadini.

Non c’è spazio per entrare nel merito di tutte le esigenze urgenti. Ma almeno una mi preme sottolinearla, visto che in questi giorni è un argomento molto caldo. È fondamentale, e non rinviabile, mettere mano ai collegamenti sia per l’ospedale all’Angelo sia per il Civile ci sono enormi problemi di raggiungibilità, e qui si ostacola anche il diritto alla Sanità.