Contorta SI! Caotorta NO! La terra dei cachi

Negli ultimi mesi in città si è parlato solo dello scavo del canale “Contorta”, come se il destino della città dipendesse esclusivamente da quest’ultimo.

Il fronte del NO al Contorta ha aggregato un discreto numero di cittadini e raccolto firme in tutto il mondo, come risposta i fautori del progetto hanno lanciato una contro-petizione che ha raggiunto anch’essa migliaia di adesioni.

Quello che manca nel dibattito è un ragionamento sul crocierismo e i suoi legami col turismo più in generale.

Manca anche una proposta alternativa, apparentemente il fronte del no è tanto compatto sul rifiuto quanto frammentato nella proposta. Ci sono i più radicali che vorrebbero rinunciare completamente alle navi da crociera e i moderati che si dividono fra il porto offshore al di fuori del Lido e quello a Marghera. Unico risultato certo che otterrebbero se vincono la battaglia è di mantenere l’esistente, quindi il passaggio delle grandi navi in bacino di San Marco.

Premesso che di idraulica non capisco un tubo, mi pare che il pericolo dello scavo del Contorta sia sovrastimato; la massa di acqua che entra in laguna è legata al già esistente canale dei petroli, lo scavo ne prolungherebbe solo il percorso con effetti comunque da valutare attentamente.

Non per questo la proposta mi vede favorevole, solo non sarei così catastrofista. Credo, invece, la questione vada affrontata sotto un altro aspetto ossia quello del turismo da crociera nel suo complesso e degli impatti sulla città.

Mi permetto di non entrare nel dettaglio delle cifre perché, a seconda della fonte, sono molto differenti fra loro; ma una considerazione si può fare serenamente e senza tema di smentita. L’indotto totale delle grandi navi per la città di Venezia è poco rilevante sia in termini economici sia occupazionali. E si può dire anche che più grandi sono le navi meno spendono i passeggeri, sono le tipiche crociere low cost che non portano né pernotti né spesa sul territorio sufficienti a compensare il disagio causato dal numero dei turisti e i danni ambientali.

Per questo non mi piace nemmeno l’idea di un porto spostato al Lido, o Punta Sabbioni che sia, sarebbe mirato a navi sempre più grandi oltre a presentare problemi di trasporto non da poco. Come li portiamo a Venezia i crocieristi? Col teletrasporto? E i lavoratori avrebbero redditi tali da permettersi di comprare casa nell’isola d’oro o dovrebbero affrontare spostamenti di ore per andare al lavoro?

Quindi Contorta no, e Lido no. Non rimane che Marghera.

L’ultima soluzione presenterebbe un grande vantaggio: utilizzare il già esistente canale dei petroli. So bene che non è adatto alle navi da crociera di prossima generazione, ma ho già detto che quelle non mi interessano; bisogna avere il coraggio di rinunciare a qualcosa, ossia ai grandi numeri, per puntare al crocierista di qualità quello che passerebbe anche una notte in albergo, andrebbe al ristorante o a bacari, visiterebbe un museo e magari anche altro.

E poi volete mettere che impulso potrebbe avere per Marghera? Il porto turistico non potrebbe portare la nascita di strutture e servizi per il turismo? Mi immagino già nascere alberghi e ristoranti, e da li sviluppare anche una zona di attrazioni notturne che a Venezia manca completamente perché nella città d’acqua non è proponibile.

Da qui a vedere a Marghera anche un delfinario o una sala concerti che permetta all’orchestra de la Fenice di essere ascoltata anche dal resto dei veneti, il parco divertimenti che a Sacca San Biagio starebbe stretto o un palazzetto per eventi sportivi e musicali e via immaginando.

Sono un folle? Forse solamente un sognatore, quello che è mancato negli ultimi anni a Venezia dove ci si è accontentati di rammendare l’esistente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *