le nuove frontiere della politica

copincollo questa intervista rilasciata per il sito del PD Veneto.

20/08/2008
Venezia
LE NUOVE FRONTIERE DELLA POLITICA
Lucio Scarpa racconta l’esperienza del circolo ON-LINE “Barak Obama”
Lucio Scarpa, 40 anni, veneziano, titolare della casa di produzione cinematografica Kublaifilm (www.kublaifilm.com) è il coordinatore del primo circolo on-line del Partito Democratico “Barak Omaba” (www.pdobama.net), con oltre 700 iscritti. La possibilità di dare vita a circoli on-line, a fianco di quelli territoriali, è prevista dallo Statuto nazionale del partito, per sfruttare le potenzialità di aggregazione/comunicazione offerte dalle rete nell’era del web 2.0.

«Sono uno di quei cittadini che si sono riavvicinati alla politica attiva grazie al Partito Democratico e alle primarie di ottobre, convinto che questo possa essere quel momento di svolta nella politica italiana che aspettiamo da troppo tempo – racconta Luca – Mi affascina la prospettiva che il PD possa diventare il partito aperto, leggero e realmente nuovo che ci hanno raccontato la scorsa estate.»

Lucio iniziò a frequentare la politica da giovanissimo «arrostendo salsicce agli stand Fgci delle feste dell’Unità e organizzando cineforum con il circolo Arci». Poi, per un periodo, gli impegni della vita familiare e lavorativa lo tennero lontano dalla sua passione giovanile.

Passione riaccesasi dunque con la nascita del PD?
«Elemento scatenante, quasi più che la nascita del PD, è stata la possibilità data da internet di una partecipazione senza vincoli spaziali e temporali. Adesso sento di dare un contributo alla vita del partito anche rubando un’ora al sonno da casa o 5 minuti al lavoro dall’ufficio.»

La rete funziona davvero come strumento di partecipazione politica?
«Le possibilità offerte dalla rete in Italia non sono ancora state capite fino in fondo dai partiti politici, nemmeno dal PD che pure ha previsto l’esistenza dei circoli on-line. Oggi i partiti hanno un difetto simile a quelli dalle nostre imprese: usano internet come canale di marketing monodirezionale invece che come mezzo di comunicazione bidirezionale.

La mia convinzione è che una delle innovazioni fondamentali che dovrà caratterizzare il Partito Democratico è proprio il rapporto con la rete. Considerati il tasso di crescita degli utenti e la rapida evoluzione del modo con cui tali utenti fanno comunità, un uso consapevole e innovativo del web, in un futuro prossimo, potrà davvero contribuire al successo di un partito politico.

Anche se non possiamo paragonarci agli Stati Uniti di oggi, andiamo in quella direzione. Ricordo che Barack Obama, per la propria corsa alla candidatura, ha raccolto gran parte dei 268 milioni di dollari in donazioni grazie alla rete e, sempre in rete, ha reclutato e organizzato un milione di volontari.»

Quando è nato il circolo on-line “Barak Obama”?
«Ufficialmente il circolo nasce il 16 febbraio 2008, il giorno dell’approvazione dello statuto nazionale del PD che prevede, appunto, l’esistenza dei circoli on-line a fianco di quelli territoriali. In realtà il lavoro era iniziato molto prima, con le analisi di un gruppo di lavoro, coordinato da Corrado Truffi e Daniele Mazzini, sulla partecipazione politica (http://imille.wikispaces.com/Per+un+partito+aperto), e bisogna ricordare anche il lavoro di Ivan Scalfarotto all’interno della Commissione Statuto per fare approvare queste norme.»

Come funziona il vostro circolo on-line?
«Usiamo strumenti che vanno oltre la classica newsletter e il sito vetrina, che permettono solo una comunicazione top down; e andiamo anche oltre il blog che già permette un rapporto bidirezionale ma solo in fase di analisi.

Abbiamo adottato tutti questi strumenti, ovviamente, ma la vera forza del circolo è l’uso dei social network. Abbiamo un gruppo su facebook, però il luogo principale di aggregazione è il “ning”, un social network dedicato che raccoglie in una unica piattaforma diversi strumenti: i classici forum di discussione, la possibilità di inserire foto e video o di scambiarsi messaggi privati, di tenere dei blog personali; e soprattutto permette di superare la fase di analisi e di organizzarsi per passare all’azione.

Tutto questo in un luogo unico e comune, che non costringe l’utente a registrarsi a strumenti diversi, e ad abituarsi a siti con metodi d’uso, e anche grafica, diversi. Così si evita il rischio di disorientare la fascia più interessante da raggiungere, quella degli utenti non esperti.

La “sede” del nostro circolo, come struttura e possibilità offerte, assomiglia a mybarackobama.com, il social network di Obama. Se siete curiosi venite pure a trovarci (http://pdobama.ning.com/): siamo aperti anche ai visitatori, non solo agli iscritti.»

Qual è il tuo ruolo di coordinatore del circolo?
«Premetto che questo coordinamento ha un mandato a termine – resterà in carica fino al 31 dicembre- e che ha un mandato di carattere organizzativo più che politico. Il coordinamento ha come scopo quello di prendere per mano il neonato circolo on-line, e traghettarlo nei primi mesi di vita verso una forma compiuta.

Il rischio di un circolo on-line è di diventare un forum di discussione e perdere dunque le caratteristiche proprie del circolo, cioè il fare azioni politiche. Questo coordinamento provvisorio dovrà porre le basi perché le azioni siano possibili in futuro.»

Come pensate di scongiurare questo rischio?
«Dando al circolo una struttura organizzativa snella ma ben focalizzata su quelle che sono le aree principali: comunicazione esterna e interna, strumenti web, formazione, rapporti con la rete e il PD. Questa organizzazione servirà per lavorare sia sui temi che saranno gli elementi portanti della nostra attività per un lungo periodo, sia su iniziative straordinarie. I temi che individuo come portanti sono, ovviamente, quelli legati alla partecipazione on-line.»

Quali obiettivi politici concreti si è dato il circolo “Obama”?
«Aiutare il PD a valutare e diffondere gli strumenti per fare politica in rete. Cosa che noi stiamo già facendo con iniziative come mappa democratica (www.mappademocratica.org), un aggregatore innovativo delle presenze democratiche su internet, o la creazione di documenti sull’uso della rete o sulla diffusione del software libero.

Riguardo le iniziative ritengo che compito dei coordinatori sarà individuare, e aiutare a realizzare, le idee migliori che nascono nelle discussione dei forum. È stato così con la 111ª provincia, la tappa del tour delle provincie di Veltroni, in cui il candidato ha visitato la non-provincia internet, e lo è ora con il progetto “primarie sempre” (www.primariesempre.org).»

Le vostre azioni politiche sono esclusivamente virtuali?
«No, non solo. La rete è fatta da persone che nella vita quotidiana incontrano altre persone, che dibattono sul web ma che anche al lavoro o per strada parlano con altre persone, altri elettori. Noi ad esempio abbiamo partecipato di persona alla Festa di Roma e a quella di Pistoia, e saremo presenti in altre feste in giro per l’Italia.»

Chi sono gli iscritti al circolo “Obama”?
Il nostro per scelta è un circolo “generalista”; cosa normalissima per un circolo politico, molto meno per una community internet.

È stata una scelta iniziale ben precisa, non predeterminare né le tematiche portanti né il collante generazionale. I nostri iscritti vanno dal 15enne al pensionato, dall’ex DS o Margherita al grillino “recuperato”, ai provenienti dalla tanto citata società civile; proprio come avviene nei circoli territoriali, con la differenza che non ci si aggrega in base alla vicinanza geografica ma all’utilizzo di internet.

La scelta di internet rispetto alla presenza fisica spesso è dovuta ad una impossibilità a frequentare circoli territoriali, o perché si è all’estero o perché si vive in una zona dove non sono ancora stati aperti (purtroppo ce ne sono…), ma ancora più frequentemente è una scelta, fatta in assoluta libertà, dovuta al modo diverso in cui si riesce a vivere la politica da noi.

Ad esempio i giovani, anche molto giovani, sono decisamente numerosi e trovano uno spazio, la possibilità di essere ascoltati e maggiore rispetto di quello che possono ottenere nei circoli tradizionali. Non abbiamo un gruppo giovanile, tutti quelli che, a prescindere dall’età, partecipano alla vita del circolo, possono votare o candidarsi, proporre iniziative o dibattere, con assoluta parità di condizioni. E devo dire che non avere di fronte l’interlocutore fa cadere le inibizioni che possono esserci dal vivo rispetto ai più “anziani”.

Qualche dato sulla partecipazione?
Ad oggi abbiamo 712 iscritti al circolo, con cui comunichiamo soprattutto via mail e newsletter; 498 iscritti al “ning”, direi il vero cuore pulsante del circolo; 166 iscritti al gruppo facebook (nato di recente), sembra paradossale, ma facebook che è considerato il social network per eccellenza, si sta dimostrando ottimo per la promozione, ma molto meno per il dibattito, infatti ci concentriamo molto più sul ning.

I tre sottoinsiemi ovviamente si intersecano fra loro, perché ci sono persone che hanno deciso di seguire tutte e tre le strade, ma non è obbligatorio. Anzi a noi fa molto piacere che ci siano persone che frequentano i nostri social network e contribuiscano alle discussioni o alle azioni anche senza essere iscritte al nostro circolo, come pure ci fa piacere che persone abbiano deciso di fare la preiscrizione al circolo pur senza avere l’intenzione di partecipare al social network.

I dati più significativi sono quelli degli accessi unici al ning. In questi primi mesi si è tenuta una media giornaliera superiore ai 400, ma è significativo notare che ci sono picchi superiori ai 1000 accessi, e che nel mese di aprile 2008 la media è stata di 549 accessi giornalieri, quando gli iscritti erano molto meno di 400. Ciò significa che vengono a seguire, dall’esterno, le discussioni anche persone non iscritte al social network.

Un altro dato significativo è la permanenza media sul ning, che supera i 15 minuti per visita, dimostrazione che le visite non sono casuali ma decisamente dovute ad interesse. Sia gli accessi sia la permanenza sono superiori a quelli di altre community di dimensioni simili, testimonianza che la politica appassiona più che altri “hobbies”.

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