Occasioni perdute

C’è bisogno di ricordare cosa successe il 4 giugno 2014?
Non credo, ma vorrei ripercorrere cosa è successo da quel giorno in poi per capire come si è arrivati ad avere il Sindaco che abbiamo oggi.
Da una città viva, cosa mi sarei aspettato?

Di sicuro uno scatto di orgoglio, la voglia di riprendere in mano il destino della città con un grande moto di rinnovamento che partisse dai cittadini e arrivasse ad incidere sulla politica e sulla classe dirigente.
C’è anche stato un tentativo in estate di aggregare e far nascere un movimento dal basso per puntare alle elezioni; sono gli “stati generali” organizzati da Reset con l’idea di far dialogare e mettere insieme i tanti movimenti cittadini per avviare un percorso comune.
Probabilmente furono sbagliati tempi e modi, ma la risposta fu una chiusura da parte di tanti e il rifiuto a fare due passi indietro personalmente per farne fare cento avanti alla città.
Cito solo quelli che ho seguito personalmente, 25 aprile, Venezia Cambia, Venessia.com si sono chiuse ognuna sulle proprie posizioni. Tutte ottime e ineccepibili, ma singolarmente perdenti.
Anche i 5 stelle non hanno dato un segnale di apertura, d’altra parte avevano grossi problemi interni da risolvere e non è nel loro DNA collaborare con altri a nessun livello.
Già in autunno si era capito che qui non sarebbe nato un movimento sullo stile di quelli che hanno portato al governo De Magistris o Pisapia.
Prima occasione perduta.
Altra cosa che sarebbe stato logico vedere dal 5 giugno in poi era un fronte comune delle forze che sono state all’opposizione per unirsi e trovare, dopo 20 anni, un candidato finalmente vincente nei confronti del blocco guidato dal PD. Ma anche in questo caso i personalismi hanno avuto la meglio e così tutta la città si è concentrata sull’osservazione delle primarie del PD.
Seconda occasione perduta.
Alle primarie si sono fronteggiati tre avversari.
Pellicani, ottima persona e molto preparata, ma sostenuta dalla stragrande maggioranza della precedente giunta e della vecchia classe dirigente targata PD. È stato considerato da tutti il candidato della continuità e punito dall’elettorato.
Molina, a mio avviso, il vero candidato di rottura all’interno della sinistra. Una persona giovane ma con grande esperienza amministrativa e sicuramente libera e indipendente e perciò malvista dai fautori della continuità. Purtroppo lui non è riuscito a farsi conoscere a sufficienza e neanche ad aggregare un blocco sociale a suo sostegno; ha fatto un buon risultato ma molto lontano dalla possibilità concreta di successo.
E poi c’era il vincitore annunciato, Casson, persona stimatissima e molto popolare ma che si sapeva, ed è stato confermato, percepita come troppo allineata su posizioni “veterosinistrorse” e non sufficientemente garante di cambiamento e innovazione, di rottura dal passato. Una percezione forse errata (non lo sapremo mai), ma che lui non ha provato a modificare; alle primarie grazie a questa ha trionfato, ma poi gli è costata le elezioni.
Terza occasione perduta.
E così siamo già a metà marzo, la vera campagna elettorale.
Il movimento 5 stelle, ovviamente si presenta da solo, con candidato Davide Scano. Di lui non so dire se avrebbe potuto essere un buon Sindaco, non credo abbia le spalle abbastanza larghe per lottare contro i meccanismi di governo nascosti. Ma sono sicuro che ci avrebbe provato con tutte le sue forze e che il Comune sarebbe stato amministrato in maniera trasparente e con l’ascolto dei cittadini. E non è poco per niente.
Quarta occasione perduta.
A “destra” si presentano tre candidati diversi, Brugnaro, Zaccariotto e Bellati; tutti e tre proclamandosi come paladini del civismo ma appoggiati da vecchi partiti. Fra questi Bellati era di gran lunga il più preparato e quello che avrebbe potuto garantire una svolta a livello amministrativo, pur con tutti i limiti, derivanti dalla sua scarsa forza personale, nella gestione di una maggioranza frammentata; ma nulla ha potuto contro la potenza di fuoco messa in campo dall’imprenditore fucsia.
Quinta occasione perduta.
Al ballottaggio ci siamo trovati a scegliere fra Brugnaro e Casson, con molti cittadini convinti che la scelta fosse fra la padella e la brace ma decisamente incerti su quale dei due fosse la padella.
Brugnaro è riuscito a farsi percepire come uomo del fare e del cambiamento, malgrado si fosse candidato dopo aver ricevuto l’imprimatur di Bergamo e Brunetta e fosse sostenuto da un partito che usciva dalla Giunta, come l’UDC, più da quella parte di Forza Italia che non aveva esitato a scendere a patti con Cacciari dieci anni prima pur di avere la sua particina nel sottogoverno.
Se aggiungiamo che Brugnaro ha ricevuto la benedizione, con indicazione di voto, da parte del Patriarca e che non ha avuto problemi nell’incontrarsi durante la campagna elettorale con Costa e Marchi (per concordare il porto offshore e la terza pista del Marco Polo?) si capisce bene che il cambiamento rischia di essere solo di facciata.
Ci sono alcuni punti oscuri che non sono stati fugati dalla campagna elettorale, soprattutto sul ruolo che avrebbe avuto chi era stato artefice dei pessimi risultati delle ultime amministrazioni, ma Casson avrebbe potuto rivelarsi realmente come un buon Sindaco se solo fosse riuscito a convincere gli elettori che la discontinuità sarebbe sta praticata.
Sesta occasione perduta.
Vediamo come si comporterà il nuovo Sindaco, spero tanto di essere smentito nella mia opinione e che si riveli essere veramente dalla parte dei cittadini e l’artefice del rinascimento veneziano; vediamo se il cambiamento sarà virtuoso o solo di facciata.
Di certo per Brugnaro le condizioni sono più rosee di quanto potesse sperare; grazie al rifiuto degli apparentamenti ha 17 consiglieri provenienti dalla propria lista, che definire fedelissimi rischia di essere un giudizio al ribasso; ha diversi alleati che hanno tutto l’interesse a sostenerlo, almeno inizialmente. E si trova con una opposizione che si presenta con pochi consiglieri e dal profilo non particolarmente aggressivo; il PD ha soli tre consiglieri e non proprio scelti fra i più barricaderi, gli eletti della lista Casson mancano di esperienza e malizia. I 5 stelle al solito ululeranno verso la luna ma con poca efficacia.
Solo il Cacciari del 2005 ha potuto contare su condizioni politiche così favorevoli, ma è un paragone decisamente preoccupante.
Si capirà nel giro di qualche mese se questa settima occasione potrà essere colta.
Intanto distraiamoci con un valzer.

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