Contorta SI! Caotorta NO! La terra dei cachi

Negli ultimi mesi in città si è parlato solo dello scavo del canale “Contorta”, come se il destino della città dipendesse esclusivamente da quest’ultimo.

Il fronte del NO al Contorta ha aggregato un discreto numero di cittadini e raccolto firme in tutto il mondo, come risposta i fautori del progetto hanno lanciato una contro-petizione che ha raggiunto anch’essa migliaia di adesioni.

Quello che manca nel dibattito è un ragionamento sul crocierismo e i suoi legami col turismo più in generale. Continua a leggere Contorta SI! Caotorta NO! La terra dei cachi

Casinò. I giochi sono fatti?

Ci siamo, il bando per la “vendita” del casinò è stato pubblicato il 30 dicembre, adesso si può fare una riflessione a mente fredda su cosa comporta avendo dei dati certi.

Per prima cosa va sottolineato che alla cessione si è arrivati anche per colpa di un management che non è stato all’altezza. Non lo dico io, è la giunta stessa a mettere nella delibera che il principale vantaggio per il Comune sarà l’affidamento ad un gestore con conoscenza del mercato, know how di settore, elevata professionalità. Messa così pare una ammissione che tali requisiti non sono soddisfatti dall’attuale management, e in effetti se si vanno a guardare gli amministratori che si sono succeduti dal 1996 ad oggi, si vede che di competenti (senza offesa; nel senso letterale, di competenza nella gestione di case da gioco) non ce ne sono stati. Continua a leggere Casinò. I giochi sono fatti?

Che futuro per il palazzo del cinema del Lido?

Cosa manca oggi alla Mostra internazionale di arte cinematografica del Lido di Venezia?

Apparentemente niente, o poco. Come prestigio è una delle tre più importanti del mondo, insieme a Cannes e Berlino. Ha una eco formidabile sui media di tutto il mondo e riesce ad attrarre ogni anno anteprime di film importanti che cercano il lancio sui mercati internazionali. Continua a leggere Che futuro per il palazzo del cinema del Lido?

Vaporetto dell’arte. Vera gloria?

Nei giorni scorsi sono usciti i primi dati economici sul tanto chiacchierato vaporetto dell’arte. Bene, secondo ACTV da quando è partito al 30 settembre sono stati incassati 500 mila euro, e si prevedere di arrivare a 700 per la fine dell’anno. Sempre secondo ACTV tale cifra consente di raggiungere il pareggio; concludono dicendo che l’esperimento è stato un successo.
Bene, non voglio entrare nel merito delle dichiarazioni, prediamole per buone.

Aver raggiunto il pareggio il primo anno è positivo? Se si fosse trattato di un investitore privato direi di si, soprattutto se si registra un trend in crescita che lasci sperare di migliorare l’anno prossimo; ma un privato avrebbe anche dovuto comprare i vaporetti, creare una struttura amministrativa, affidarsi ad una rete di vendita dei biglietti, pagare la pubblicità nei pontili. ACTV ha conteggiato tutti questi costi? Non si sa, nelle dichiarazioni non ho letto nulla e non ho trovato tracce sul sito. E sì che tale informazione è fondamentale, perché a seconda del criterio usato per calcolare i costi cambia radicalmente il risultato.
Altra cosa non proprio da sottovalutare. È stato calcolato il minor incasso per le altre linee? Chi ha preso il vaporetto dell’arte ha evitato di pagare 7 euro per i vaporetti normali.

Ma prendiamo sempre per buone le dichiarazioni ufficiali e facciamo finta che il pareggio sia reale; possiamo noi proprietari di ACTV (sì, perché ACTV è anche mia e tua come cittadini) essere soddisfatti? Cosa ci aspettiamo noi dall’azienda pubblica di trasporto?
Non certo che faccia operazioni in pareggio a favore dei turisti.

Obiettivo del vaporetto dell’arte era anche, o soprattutto, decongestionare le linee usate anche dai cittadini, e questo obiettivo è clamorosamente fallito. I turisti che hanno scelto la linea dedicata sono stati poche centinaia al giorno, e onestamente sull’1 non si è notata la loro mancanza.

X Factor 6: trionfa Pierluigi

Negli ultimi tempi leggo una quantità esagerata di status e tweet su X Factor 6 e sul fatto, contestatissimo, che Gori e campo Dall’Orto aiutano Renzi nella sua campagna elettorale. Spesso provengono dalla medesima persona, curioso.

Per chi non lo sapesse Gori è stato responsabile dei palinsesti Fininvest, poi direttore di Canale 5 dal ’91 per fondare in seguito Magnolia; Campo Dall’Orto è stato direttore di MTV dal ’97 e poi di La7; mai in Mediaset, ma i commentatori gli attribuiscono soprattutto quel passato.

Io, quel tipo di televisione diciamo che non la amo; proprio ai tempi di Gori ho rinunciato, per sempre, ad avere il televisore in casa. Ma non per questo non riconosco che i due sappiano fare il loro mestiere, e anche molto bene. Programmi come l’isola dei famosi sono criticabili nei contenuti ma non nella realizzazione, e Gori ha inventato Mentana e lavorato con Freccero a Rete 4 facendo cose interessanti.

Sotto la loro direzione i rispettivi canali sono cresciuti moltissimo negli ascolti e nella raccolta pubblicitaria e hanno rappresentato modelli da (purtroppo) imitare; ma non è possibile criticare le persona per questo, vero che il modello di televisione adottato non era propriamente culturale ed educativo ma si tratta di aziende private che devono fare l’interesse degli azionisti prima che del pubblico. Che poi, MTV e La7 sono sempre state ammirate, anche da certi intellettuali di sinistra.

Discorso diverso sarebbe stato se le medesime logiche le avessero adottate per la RAI, visto che è una televisione pubblica non dovrebbe avere come ultimo fine la raccolta pubblicitaria, anche se troppo spesso questo si limita a fare. Anzi, se oggi si decidesse di trasformare la RAI, magari cedendo un paio di reti e mantendo le altre finanziate dallo Stato e senza pubblicità, e i due venissero messi a dirigerla con ampi poteri e con un forte mandato di puntare ad una televisione di qualità sono convinto che ne farebbero una gran bella televisione e forse cambierei idea sul farla entrare in casa mia.

Fatto questo lunghissimo preambolo, non capisco in cosa stia sbagliando Renzi. Per fare una campagna elettorale sono indispensabili anche specialisti in comunicazione e televisione, e affidarsi a degli esperti invece che a funzionari di partito ai miei occhi rappresenta esclusivamente un merito.

Quei comunisti dei liberisti!

Un altro luminoso post.

È un po’ di giorni che sto pensando a come il termine liberista abbia sostituito il berlusconiano comunista come massima offesa possibile ad un politico (si, quel politico ma qui non ci importa il chi). Così ho cominciato a farmi qualche domanda e a darmi delle risposte.

La meritocrazia? È di sinistra.

La liberalizzazione dei mercati? È di sinistra.

La riforma del mercato del lavoro? È di sinistra.

La riduzione della spesa pubblica? È di sinistra.

Eh sì; sono di sinistra perché gli ideali storici di equità e uguaglianza delle opportunità si realizzano meglio attraverso il mercato, la meritocrazia, la concorrenza, anziché attraverso politiche stataliste e dirigiste.

E’ di sinistra difendere “il merito e non il censo, il libero mercato e non le lobby, i diritti del cittadino e non lo spreco di denaro pubblico”; credo non ci possano essere dubbi su questo.

Senza meritocrazia le professioni si tramandano ai figli come titoli nobiliari, senza concorrenza il consumatore è ricattato dai grandi monopoli, senza controlli i ‘fannulloni’ continuano a gravare sulle tasche dei contribuenti. La libertà in campo economico va contro i privilegi; quei privilegi oggi difesi dalla italica destra, libertaria solo a parole.

Concorrenza, riforme, merito devono essere le bandiere dei democratici, perché la loro mancanza genera ingiustizia, lascia invariati privilegi e diritti ereditari. Perché quando si liberalizza i prezzi scendono, i posti di lavoro aumentano, le opportunità si aprono.

Non si può aver paura di parlare di una modernizzazione in senso liberale dell’Italia; ricordiamoci che il liberismo nasce con la rivoluzione francese, e che in molti casi è stato adottato da Governi di sinistra.

Ovviamente si parla di un “ liberismo sociale ” perché i veri caratteri distintivi di una azione

democratica sono la solidarietà e l’uguaglianza, che non dipendono dalle misure di carattere strettamente economico. Una linea politica, quindi, liberal-democratica che distingua nettamente liberalismo da estremismo neo-liberista.

Citando Barack Obama, che ci sta sempre bene, ridurre il debito tagliando gli investimenti nell’innovazione e nell’istruzione è come alleggerire un aereo troppo carico buttando via il motore: all’inizio magari potrà sembrarti di andare più veloce, ma poi arriva lo schianto.

Se vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli il loro futuro, e non i nostri, debiti è indispensabile che lo stato inizi a spendere meno e spendere meglio; al di là delle ragioni internazionali della crisi è indubbio che l’Italia è ferma da vent’anni, e che questo non sia imputabile a politiche liberiste, visto che qui non sono mai state adottate.

È arrivato il momento in cui la politica smetta di chiedere ai cittadini di fare sacrifici e inizi a dare il buon esempio riducendo il proprio intervento (appetito?) in molti settori e lasci maggior spazio alla libertà e all’iniziativa, solo così l’Italia potrà.

Venezia, città estesa

Per Luminosi Giorni

Da wikipedia: Sprawl urbano (letteralmente: stravaccamento urbano) è un termine di derivazione anglosassone che indica una rapida e disordinata crescita di un’area metropolitana, fenomeno che nella maggioranza dei casi va affermandosi nelle zone periferiche, data la connotazione di aree di recente espansione e sottoposte a continui mutamenti. Per indicare questo fenomento l’italiano usa il termine città diffusa.

Questa descrizione si addice all’attuale Venezia, con un entroterra cresciuto disordinatamente e privo di vera identità, ma ha una valenza negativa, l’obiettivo deve essere arrivare ad avere una città estesa e priva di un centro e una periferia ma omogenea nel suo complesso, come pure deve essere priva di molti centri autosufficienti e separati dal resto. Mi riferisco al territorio dell’intero comune, che deve essere integrato in un’unica cittadinanza costruendo un idemsentire.

Recentemente si è parlato anche di “città arcipelago”, ma anche in questo caso si può dare una lettura parzialmente negativa, perché l’arcipelago è costituito da molte isole con una identità personale slegata dal conteso.

Si deve cambiare modus pensandi, a iniziare dagli amministratori, è aberrante dire che Venezia è periferia di Mestre, tanto quanto dirlo per Marghera rispetto a Venezia. Dobbiamo parlare (e pensare) di unico insieme e soprattutto farlo vivere come unico.

Invece da più parti si continua a fare le distinzioni sui ruoli delle “due città” e a cercare la definizione esatta per l’una e l’altra; dobbiamo imparare a pensare ad un’unica realtà ben più ampia di Venezia e Mestre. In futuro saranno solo due quartieri, o municipi, o comuni, di un’area molto più estesa secondo me più grande ancora della città metropolitana di cui si parla adesso.

In ogni caso basta “poco” per superare la divisione, eliminare le barriere. (E si torna sempre sui trasporti).

Oggi, a me di Castello, Mestre sembra un altro mondo perché ci metto più di un’ora ad arrivare a “piassa féro”, quando ci impiegherò mezzoretta mi sembrerà un pezzettino diverso della mia città.

Magari andrei anche al Toniolo invece che stare qui al bar a lamentarmi della programmazione del Goldoni bevendo il solito spritz; ne guadagnerebbero sia la mia vita culturale sia il mio fegato. Certo che se, dopo lo spettacolo, so che mi serve minimo un’ora e mezzo per tornare a casa, la vedo dura integrare le due città.

Si eviterebbe il problema che “il Goldoni è il teatro dei Veneziani, il Toniolo quello dei mestrini e l’Aurora di Marghera”.

Una maggiore integrazione della mobilità fra le “due città” porterebbe anche a un riequilibrio dei flussi turistici e delle possibilità abitative, in fondo i turisti in gran parte cercano un alloggio pulito e a prezzo ragionevole e già ora si stanno orientando sempre più verso la terraferma.

Continuiamo a sottovalutare il fattore mobilità.

In fondo che me ne frega, a me cittadino, se l’ospedale è a San Giovanni e Paolo o a Santa Marta o a Zelarino? La cosa che mi interessa è arrivarci in un tempo ragionevole e certo (ed essere curato bene),ed è qui che nasce il problema attuale.

Abbiamo tutti bisogno di rivedere il nostro rapporto con gli spazi e la nostra appartenenza a Venezia; ma per potere ripensare il rapporto col territorio bisogna essere messi in condizione di viverlo, questo territorio.

Riscoprire l’acqua

Indovinate per chi ho scritto questo!

Nei miei ultimi post mi sto divertendo a parlare di visione futura, ma mi sembra doveroso ricordare che c’è anche un passato da conoscere e considerare sempre.

Non dimentichiamo che siamo una città d’acqua, e intendo Venezia, Mestre, Marghera, Fusina, San Giuliano. Corpi che a volte paiono estranei ma trovano un fortissimo legame proprio dall’affacciarsi sulla stessa laguna. Continua a leggere Riscoprire l’acqua

Pensare avanti

 

 

Per luminosigiorni

L’enorme limite della classe dirigente attuale è che pensa solo al presente, al massimo alla settimana prossima, e questo ha causato la totale mancanza di prospettiva per lo sviluppo della città; per rimediare a questa situazione serviranno anni di lavoro, serio e meticoloso, solo per creare i presupposti per lo sviluppo futuro. La città va prima ripensata e poi cambiata radicalmente, e non si può non iniziare dalla mentalità di amministratori e abitanti.

Si lavori ad una visione futura in tempi rapidi, ma con la consapevolezza che prima di considerarci realmente entrati nel terzo millennio dobbiamo iniziare un percorso di una buona amministrazione che ricostruisca il rapporto cittadini/amministratori; per farlo bisogna tornare al rispetto delle regole, in primis da parte dei governanti, e ripristinare un clima di legalità diffusa in una città ormai priva di valori e di senso etico.

Ricostruire ideali e valori, attorno ai quali tutti noi Veneziani e oltre, ci si senta come appartenenti ad una comunità.

Costruire un’idea di città non significa decidere dall’alto quali attività dovranno esserci qui o lì; la politica deve garantire i presupposti perché le idee si realizzino, non imporle. Non facciamoci prendere dalla smania di decidere tutto a tavolino: “qui il biofood, li le nanotech, sull’isoletta la produzione culturale”.

Compito della Politica è  tracciare la linea che permetta lo sviluppo di iniziative; garantire i possibili investitori; creare un humus che favorisca l’attrazione dei talenti (nel senso di Florida/Tinagli). Non pianificare tutto a tavolino.

Le competenze tecniche, specie di architetti ed ingegneri, non servono per decidere che indirizzo dare al territorio, servono per realizzare in seguito. Al centro dev’esserci il “Politico”, inteso come rappresentante del cittadino, della polis; è il “Politico” che da la visione, il tecnico che la realizza.

C’è la necessità di guardare molto avanti, non solo alle modifiche migliorative dell’esistente, ma ad avere proprio una visione completamente diversa e innovativa.

Faccio pochi esempi dei mille possibili. Non capisco perché si debba discutere se ampliare i parcheggi di Piazzale Roma o farne uno nuovo a Santa Marta; stiamo sempre a questionare su piccole modifiche dell’esistente. La risposta potrebbe essere: nessuno dei due, per dire; spostiamo tutto quello che ha ruote da Marghera in poi. E così Piazzale Roma e Santa Marta la potremo usare per la residenza, o per un centro direzionale, o per il nuovo casinò.

Fantascienza? No, se a Marghera ci si potrò arrivare con altri mezzi e altri tempi rispetto a oggi; sublagunare o hovercraft non cambia molto, l’importante è che non sia l’autobus lento, strapieno e puzzolente che c’è adesso.

Com’è la situazione di oggi per la mobilità?

Quali sono i punti fermi da cui partire?

Non tutto si può creare ex novo, alcune scelte sono già state fatte, molte opere realizzate, bisogna tenere conto di quelle più importanti.

La metropolitana regionale di superficie è in enorme ritardo ma già pianificata; il tram in lavorazione con il tracciato più o meno stabilito; Venezia avrà l’unica stazione stazione della TAV del Veneto forse vicino all’aeroporto.

Nel caso la TAV non si fermi in città, ha ancora senso ragionare sul futuro delle stazioni Santa Lucia e Mestre? tre stazioni non diventerebbero un lusso insostenibile? Forse è meglio individuare una zona raggiungibile da acqua (magari da sotto l’acqua) e terra, magari intorno al Vega dove far nascere un’unica stazione che unifichi le funzioni di tutte e tre. Da li far partire poi tutte le linee di metro leggera per collegare Tessera e Venezia.

E Piazzale Roma? Adesso che c’è il nuovo ponte si nota ancora di più come sia un’area da ripensare radicalmente, e fra poco sarà completamente trasferita li vicino anche la cittadella della giustizia.

E poi, decisione strettamente legata al resto, la marittima. Cosa vogliamo li nel 2.050? Ancora  il porto turistico o è meglio spostarlo a Marghera e pensare altre destinazioni?

Tanti punti di domanda, a cui dare le risposte dopo aver condiviso un percorso che dia degli obiettivi primari alla città.

Casinò di Venezia. Un gioco serio.

 

I 40xVenezia hanno fatto un incontro sul Casinò. Io ho dato una mano all’ottimo Stefano Mondini a preparare l’introduzione alla serata.

Che senso ha avuto fare un incontro sul Casinò dopo che è stata approvata la delibera che inizia il percorso verso la “privatizzazione”?

Ci sembra doveroso spiegare perché come 40xVenezia siamo convinti che, malgrado le decisioni già prese, sia stato importante incontrarsi e potersi confrontare sulla situazione di questa importante istituzione veneziana.

La delibera approvata il 23 aprile dal consiglio comunale costituisce solo un primo passo verso la riorganizzazione del “sistema Casinò” e siamo profondamente convinti che occorra adesso spostare l’attenzione su quello che sarà il piano industriale e il progetto politico che la proprietà (il Comune di Venezia) vorrà dare al “nuovo Casinò”; sia nel caso venga dato in sub-concessione ai privati sia nel caso, meno probabile, che rimanga la gestione diretta del Comune.

Perciò l’ incontro è stato occasione di confronto, ma anche, e soprattutto, di informazione: troppo spesso su questioni strategiche e importanti per la vita del Comune ci si ritrova a discutere senza avere basi di sapere comune: perciò abbiamo ritenuto doveroso richiedere a tutti gli intervenuti di cercare di spiegare il perché delle scelte che si stanno facendo in ogni sede, e come si sia arrivati a questa situazione di profonda crisi del casinò.

Da parte nostra proviamo a fare una breve cronistoria di quello che è il Casinò Municipale di Venezia e del comparto gioco in generale, visto che, malgrado quello che di cui si è occupato il “nostro” Casinò negli ultimi anni, è bene ricordare che, volenti o nolenti, il core business è il gioco.

Mercato dei giochi

Innanzitutto è importante ricordare che in Italia sono attualmente presenti 4 Casinò; ma il mercato totale dei giochi è ben più variegato, e poco senso ha nella situazione attuale di mercato, ragionare per compartimenti stagni. Lo si poteva fare fino a pochi anni fa, ed infatti si parlava di situazione monopolistica nel settore dei Casinò, ma oggi la concorrenza non permette più di ragionare in questo modo. Continua a leggere Casinò di Venezia. Un gioco serio.