Venezia, una città senza presente.

Neanche in agosto ci siamo fatti mancare la polemica del giorno. Anzi sta durando da una settimana e non accenna a diventare meno furiosa.

Hanno tolto le protezioni alla nuova ala dell’Hotel Santa Chiara e i veneziani si sono scatenati in maniera assolutamente trasversale. Dal sostenitore di Italia Nostra al fuxia più convinto ci si è lanciati in una gara all’insulto più fantasioso e colorito. E si sono sprecati gli osanna a Sgarbi per aver detto che è peggio del pur tanto brutto e inutile ponte di Calatrava. Che poi su tante cose cattive che si possono dire di quel ponte proprio brutto e inutile…
piazzale roma qbo
Ho aspettato qualche giorno ed evito di commentare su Facebook, non ho voglia né di litigare né di perdere amici; ho anche aspettato di vederla dal vivo per capire che effetto mi avrebbe fatto, ma a me quella cosa non dispiace così tanto. Non che sia bellissima, tutt’altro, ma non è nemmeno il male.

Consideriamo che Venezia ha visto ben di peggio quando ha provato a costruire nuovi edifici, come nei tristissimi casi del palasport all’Arsenale, della Carive di San Luca o anche del Danielino a pochi metri da piazza San Marco. E in questo caso ci troviamo a piazzale Roma, quindi a pochi passi dai garage Comunale e San Marco, nonché dal nuovo tribunale o anche dalla stazione, non mi pare il caso di gridare allo scandalo. Chiaro che non è giusto fare un paragone solo con i dintorni, ma in quel contesto il cubo non sfigura. E a dirla tutta anche la parte “storica” dell’hotel è decisamente bruttina, e mostra i segni di altri interventi invasivi fatti nel corso del tempo.

Hotel Santa Chiara

Se fosse per me piuttosto che farlo costruire in quel modo avrei abbattuto tutto il resto e ripensato da zero tutta la zona, ma ammetto che sarebbe stata un’operazione complessa. Troppo complessa per la Venezia di oggi.

Detto che la costruzione non mi sembra sia così tremenda da far entrare in fibrillazione tutta la città, sono anch’io decisamente deluso per l’intera vicenda. Ma per un motivo completamente diverso.

Tutto questo mi sembra un ulteriore segnale che Venezia non è in grado di diventare una città che viva il proprio tempo. Siamo prigionieri del nostro passato e destinati a deperire crogiolandoci nei nostri ricordi gloriosi. Dimenticandoci però che la gloria della città non è dovuta nemmeno ai nostri nonni, ma bisogna risalire parecchie generazioni più indietro.

Oggi l’opinione pubblica non accetta più nulla di nuovo e tantomeno di coraggioso, la sovrintendenza pare muoia di paura per qualsiasi autorizzazione venga richiesta. La classe politica non ha idea di cosa potrebbe diventare la città, e non solo le Giunte precedenti ma anche tutti i candidati a Sindaco delle recenti elezioni, nessuno escluso.

Per questo quando si vuole fare qualche intervento si cerca solo di essere neutri senza osare nemmeno un po’. Anche in questo caso mi pare che sia mancato completamente il coraggio e ci si sia ispirati ad architetture di un secolo fa. Non hanno provato ad imitare palazzo Ducale, si sono limitati ad ispirarsi ai vicini edifici della prima metà del secolo scorso. Ma neanche in questo modo sono riusciti a fare accettare l’intervento, è impossibile essere neutri in un contesto come quello veneziano.

I veneziani avrebbero preferito una pacchiana imitazione del vecchio come mi pare dimostrino gli unanimi consensi verso questo fotoritocco che ha girato moltissimo su Facebook.

Foto: Stefano Soffiato
Foto: Stefano Soffiato

Dimenticano che a Venezia convivono innumerevoli stili e costruzioni nate in epoche diverse; ognuna con uno stile riconducibile a quel preciso contesto. Immagino che la costruzione di edifici quali Molino Stucky, campanile di San marco o palazzo Venier dei Leoni sembrassero molto eccentriche agli occhi degli abitanti dell’epoca, ma sono state accettate e oggi contribuiscono a formare il fascino della città dovuto anche a queste sue mille diverse sfaccettature.
Un giorno tutto questo si è fermato e sono stati ripudiati anche progetti di grandi architetti come Le Corbusier o Frank Lloyd Wright. La città è condannata a restare immobile fino al suo disfacimento. Peccato.
frank lloyd wright canal grande

4 pensieri su “Venezia, una città senza presente.”

  1. Ma perché devi chiudere con uno sconsolato “Peccato”? E per quale ragione dovremmo accettare la sconsolatissima rassegnazione da cui ti fai prendere? Cos’abbiamo, di fronte, che ci impedisce di cambiare registro? Che cos’è che ci impedisce di deciderci a cambiare atteggiamento? Una schiera di patrizi? La nobiltà veneziana tutta, con il Doge in testa?
    Non abbiamo nulla, davanti a noi, solo le lagne di pochi vecchi Veneziani. Dai, diamoci una mossa.

    1. Ce lo impediscono i veneziani. Vogliono fossilizzare l’esistente e votano di conseguenza.
      Città di vecchi conservatori, anche a vent’anni.

  2. Non mi sembra che al tema si siano appassionati solo vecchi veneziani lagnosi !
    Sul cubo hanno detto la loro (in negativo ) molti personaggi di un certo livello ( da Sgarbi a Settis ).
    Era, semplicemente, l’ ultimo lotto edificabile in Canal Grande . E si persa un’occasione …

    1. Settis e Sgarbi non sono veneziani, altrimenti sarebbero vecchi veneziani lagnosi.
      Forse non mi sono spiegato bene, ma è chiaro che è una occasione persa, e se non cambia la mentalità della città le occasioni si continueranno a perdere tutte.

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