Quei comunisti dei liberisti!

Un altro luminoso post.

È un po’ di giorni che sto pensando a come il termine liberista abbia sostituito il berlusconiano comunista come massima offesa possibile ad un politico (si, quel politico ma qui non ci importa il chi). Così ho cominciato a farmi qualche domanda e a darmi delle risposte.

La meritocrazia? È di sinistra.

La liberalizzazione dei mercati? È di sinistra.

La riforma del mercato del lavoro? È di sinistra.

La riduzione della spesa pubblica? È di sinistra.

Eh sì; sono di sinistra perché gli ideali storici di equità e uguaglianza delle opportunità si realizzano meglio attraverso il mercato, la meritocrazia, la concorrenza, anziché attraverso politiche stataliste e dirigiste.

E’ di sinistra difendere “il merito e non il censo, il libero mercato e non le lobby, i diritti del cittadino e non lo spreco di denaro pubblico”; credo non ci possano essere dubbi su questo.

Senza meritocrazia le professioni si tramandano ai figli come titoli nobiliari, senza concorrenza il consumatore è ricattato dai grandi monopoli, senza controlli i ‘fannulloni’ continuano a gravare sulle tasche dei contribuenti. La libertà in campo economico va contro i privilegi; quei privilegi oggi difesi dalla italica destra, libertaria solo a parole.

Concorrenza, riforme, merito devono essere le bandiere dei democratici, perché la loro mancanza genera ingiustizia, lascia invariati privilegi e diritti ereditari. Perché quando si liberalizza i prezzi scendono, i posti di lavoro aumentano, le opportunità si aprono.

Non si può aver paura di parlare di una modernizzazione in senso liberale dell’Italia; ricordiamoci che il liberismo nasce con la rivoluzione francese, e che in molti casi è stato adottato da Governi di sinistra.

Ovviamente si parla di un “ liberismo sociale ” perché i veri caratteri distintivi di una azione

democratica sono la solidarietà e l’uguaglianza, che non dipendono dalle misure di carattere strettamente economico. Una linea politica, quindi, liberal-democratica che distingua nettamente liberalismo da estremismo neo-liberista.

Citando Barack Obama, che ci sta sempre bene, ridurre il debito tagliando gli investimenti nell’innovazione e nell’istruzione è come alleggerire un aereo troppo carico buttando via il motore: all’inizio magari potrà sembrarti di andare più veloce, ma poi arriva lo schianto.

Se vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli il loro futuro, e non i nostri, debiti è indispensabile che lo stato inizi a spendere meno e spendere meglio; al di là delle ragioni internazionali della crisi è indubbio che l’Italia è ferma da vent’anni, e che questo non sia imputabile a politiche liberiste, visto che qui non sono mai state adottate.

È arrivato il momento in cui la politica smetta di chiedere ai cittadini di fare sacrifici e inizi a dare il buon esempio riducendo il proprio intervento (appetito?) in molti settori e lasci maggior spazio alla libertà e all’iniziativa, solo così l’Italia potrà.

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