Salviamo il teatro Verde a San Giorgio

Domenica sono andato a rivedere il Teatro verde, grazie al FAI, e da quel giorno sto pensando a che enorme spreco sia per la città e a che meravigliosa opportunità rappresenti.

Ho ricordi fortissimi di quando la Biennale lo aveva riaperto per un paio di anni e mi piacerebbe avere l’opportunità di tornare a vederci degli spettacoli.

Ufficialmente è chiuso perché non ci sono fondi per metterlo in sicurezza, e in effetti la parte del palcoscenico è messa decisamente male; immagino si debbano rifare tutti gli impianti e vada data una sistemata generale, in più va attrezzato per funzionare come teatro; ma la parte per il pubblico è ancora in buono stato e visto che è sempre una arena all’aperto non credo ci sarebbe bisogno di un grande intervento.

Non so quantificare il costo precisamente ma penso che si parli di poche centinaia di migliaia di euro, non di milioni.

Chiaro che non si tratta di un intervento sostenibile se si pensa di fare pochi spettacoli ogni estate come era in passato; ma se lo si facesse funzionare ogni giorno da maggio a settembre la quadratura si può trovare.

Non è una sfida semplice, ma si collega bene ad un altro mio pallino; il fatto che a Venezia non ci siano festival dedicati a Vivaldi e Goldoni. Pensiamo a cosa sono Mozart per Salisburgo o Wagner per Bayreuth; mi sembra che qui si possano valorizzare i nostri illustri autori e che ci siano le potenzialità per creare eventi positivi per la città.

Oltre ai festival si possono pensare programmazioni dedicate a musica e teatro veneziani con due aspetti positivi; valorizzare tradizioni cittadine e creare una buona opportunità per i tanti giovani attori e musicisti veneziani che oggi non hanno molti modi per mettersi in luce o per “mangiare” con la cultura.

Una programmazione di questo tipo piacerebbe a noi veneziani, ma avrebbe grande attrattiva anche per il tipo di turisti che a me piacciono, e spero anche a voi. I turisti che vengono a Venezia per fermarsi più giorni e sono interessati più a visite di natura culturale che a farsi i selfie in piazza San Marco. Turisti che non pensano solo a scappare dalla città, ma che la sera, dopo lo spettacolo, magari andrebbero anche al ristorante o a bere qualcosa.

Considerato che il teatro ha 1500 posti a sedere si possono prevedere incassi in grado di sostenere una piccola struttura e il costo delle rappresentazioni; il biglietto si può far pagare anche caro, però prevedendo forti sconti per i veneziani che si abbonano o che diventano sostenitori della Fondazione.

In più si potranno programmare eventi di richiamo di una serata e magare attivare attività collaterali tipo bar o bookshop che aiuteranno a far quadrare i conti.

Questo servirà per mantenere in piedi il Teatro dal punto di vista economico, ma la Fondazione avrebbe anche lo scopo di dare lo spazio gratuitamente per iniziative meritorie quali spettacoli delle associazioni teatrali veneziane o delle scuole, incontri pubblici e qualsiasi cosa si ritenga utile alla città.

Il vero punto da risolvere è come finanziare il recupero dello spazio, ma anche qui oggi si possono trovare varie soluzioni.

Di sicuro la fondazione può ricevere contributi dai propri sostenitori, e si sa che i veneziani a volte possono essere molto generosi, e potrebbe ricevere anche contributi di vario tipo, dagli enti pubblici (regione, Mibac, Europa,…) alle associazioni di categoria.

In più secondo me funzionerebbe una campagna di lancio che preveda per il giorno della riapertura una settimana di anteprima degli spettacoli che formeranno l’ossatura del cartellone futuro ai quali sarà permesso assistere solo a chi sostiene l’iniziativa; si tratta di creare un evento a cui tutti i veneziani e gli amanti di Venezia vogliano partecipare. Si possono pensare a biglietti dal costo minimo di 100 euro e altre forme di sostegno, magari con una grande campagna di crowdfunding internazionale.

Pensate a 7 spettacoli con 1000 spettatori l’uno; con biglietto minimo a 100 euro fanno 700.000 euro di incasso con prevendite fatte magari un anno prima. Una buona base per far partire l’operazione.

È una cosa che proverei a fare anche da solo, ma so bene di non avere le capacità di portarla a termine, quindi ho pensato di scrivere a persone con le capacità personali che permetterebbero di realizzare questo sogno.

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